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In questa pagina è possibile chiedere informazioni o lasciare un commento relativamente alle Neoplasie Mieloproliferative.
Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









(20 marzo 2020) - SUGGERIMENTI IN RELAZIONE ALL'INFEZIONE DA CORONAVIRUS

In considerazione dell'emergenza sanitaria in atto dovuta alla diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2, responsabile della malattia denominata COVID-19, i clinici e i ricercatori del gruppo AGIMM e MYNERVA (progetti di ricerca finanziati dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) sottolineano l'importanza per i pazienti affetti da malattie mieloproliferative (MPN) di fare riferimento solo alle comunicazioni provenienti da fonti istituzionali (Ministero della Salute, Protezione Civile) ed affidarsi per qualsiasi dubbio o domanda specifica al proprio centro Onco-Ematologico di riferimento evitando di intraprendere azioni in autogestione (continua ).


(4 marzo 2020) - COMUNICAZIONE URGENTE: RINVIATA LA 9° GIORNATA FIORENTINA DEDICATA AI PAZIENTI CON MALATTIE MIELOPROLIFERATIVE CRONICHE

Si comunica che in adempimento alle disposizioni ministeriali imposte in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, siamo costretti ad rinviare la "Nona Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche" dal 18 Aprile al 20 giugno.
Per coloro che non si sono ancora iscritti si ricorda che per l'iscrizione obbligatoria compilare il modulo all'indirizzo http://www.mpn-florence.com/2020/ collegamento esterno oppure lasciare un messaggio in segreteria telefonando al +39 331 4613082. Le iscrizioni saranno estese fino al 31 Maggio 2020 compreso.




(20 novembre 2020 - ore 21:42) - Livelli di emoglobina e attività sportiva

Buona sera, sono affetto da Mielofibrosi secondaria, attualmente in cura con Jakavi, 20 mg due volte al giorno da circa due mesi, per ridurre la milza, intorno ai 30 cm. All'ultimo controllo la milza ha iniziato a sgonfiarsi, ma l'emoglobina è scesa a 9,7. In seguito a questi valori sono passato al Jakavi dosaggio 10 mmg.
Pratico il tennis e jogging, e mi è stato sconsigliato di praticarlo con tali livelli di emoglobina. C'è indicativamente un livello di emoglobina minimo per praticare attività sportiva in sicurezza?
Grazie in anticipo per la risposta.
(Gian Carlo)


Risposta

Non c'è un livello preciso di emoglobina sopra al quale l'attività sportiva sia indicata o possibile. La decisione va presa tenendo conto di diversi aspetti: anzitutto la durata e l'intensità alla quale si pratica una certa attività può richiedere livelli diversi di emoglobina, in secondo luogo la comparsa o meno di sintomatologia (affaticamento, capogiri, fatica nel respirare o "mancanza di fiato" durante lo sforzo, eventuali dolori toracici o in altri distretti); inoltre può essere rilevante se l'anemia è comparsa lentamente oppure in maniera piuttosto rapida (nel primo caso si può sviluppare una sorta di adattamento allo stato anemico che rende un poco più tollerabili gli sforzi).
Con il valore riportato di 9,7 in effetti è consigliabile evitare attività sportiva, se non molto blanda, magari preferendo la marcia alla corsa e sempre valutando come il prorpio organismo risponde allo sforzo, tenendo conto di quanto esposto sopra.


(20 novembre 2020 - ore 18:16) - Effetti del vaccino anti-Covid in pazienti con malattie mieloproliferative croniche

Bravissimi Ricercatori, pare sia iniziato il conto alla rovescia: sta per concludersi la sperimentazione clinica di alcuni vaccini papabili e si prevede la commercializzazione nei prossimi mesi. La profilassi non sarà obbligatoria ma consigliabile, in particolare, alle categorie a rischio. Quale suggerimento per noi affetti da policitemia vera? Gli anticorpi specifici e protettivi che il vaccino anticovid produrrà, saranno ben tollerati dal nostro sistema immunitario come da quello delle persone sane o affette da patologie compatibili? O faranno SCATENARE o AGGRAVARE la nostra patologia?
Voi ,che certamente conoscete le sostanze che verranno iniettate con il vaccino anti-covid, potrete prevedere l'impatto con la nostra patologia ed eventuali eventi avversi?
Grazie per l'attenzione. Cordialmente, Demetrio.
(Demetrio)


Risposta

Una risposta precisa alla sua domenda si potrà avere solo quando la vaccinazione verrà effettauta in maniera diffusa nella popolazione generale, compresa quella affetta da malattie mieloproliferaive croniche. Non vi è ragione di pensare che un paziente affetto da PV o da altra malattia mieloproliferativa cronica non "risponderà" alla vaccinazione in maniera adeguata, così come risponde alla vaccinazione anti-influenzale o ad altre vaccinazioni che vengono effettuate in questi pazienti (per es. quelle anti-pneumococco, meningococco ed Haemophilus che si fanno in occasione di una splenectomia). Naturalmente, va tenuto conto dello stato generale del paziente, della fase della malattia (cronica o in progressione) e di una possibile immunodepressione (per es. conseguente a una specifica terapia). Va poi tenuto conto che nella valutazione della risposta alla vaccinazione dovrà essere considerato quale vaccino fra quelli che sembrano essere fra i primi disponibili è stato fatto.
Non vi sono ragioni, al momento e sulla base di quello che sappiamo, di ritenere che il vaccino anti-Covid possa aggravare la malattia né che il rischio di eventi avversi sia diverso da quello corso dalla popolazione non affetta da malattie mieloproliferative.


(20 novembre 2020 - ore 11:00) - Diagnosi differenziale fra trombocitemia e mielofibrosi prefibrotica

Salve, la biopsia presenta un quadro suggestivo per sindrome mieloproferativa cronica ad impronta trombocitemia. Posso escludere con certezza una mielofibrosi prefibrotica? O resta sempre il dubbio?
(Melania)


Risposta

L'interpretazione ed il referto dati dal patologo sono fondamentali per la diagnosi di malattia mieloproliferativa cronica. L'OMS ha definito dei criteri che i patologi devono adottare nel porre la diagnosi differenziale fra trombocitemia essenziale e mielofibrosi prefibrotica: certamente il/la patologa che ha posto la diagnosi ne è al corrente e ne avrà tenuto conto nell'interpretazione del suo esame bioptico. Infatti il quadro clinico può non essere d'aiuto poiché spesso non vi sono sostanziali differenze all'esordio fra le due malattie e la diagnosi riposa essenzialmente sul dato istologico.


(18 novembre 2020 - ore 21:02) - Covid-19 e prognosi in pazienti con malattie mieloproliferative croniche Ph-negative

Buonasera, ho 45 anni, sono affetto da TE CARL 1 dal 2017, con piastrine 800k, il resto emocromo normale, 45 anni asintomatico, a giugno interrotto la cardioaspirina per sindrome Vonwillebrandt secondaria e ho una vita del tutto normale. La domanda è se ci sono evidenze che il covid possa avere una prognosi peggiore nel mio caso e anche nel caso delle altre mm. Grazie e complimenti.
(Davide)


Risposta

Studi recenti hanno affrontato, in base all'analisi dei dati disponibili soprattutto durante la prima ondata della pandemia di Covid-19, il tema di quale sia l'andamento del Covid-19 in pazienti con malattie mieloprolifeartive croniche (MPN). Questi studi hanno spesso effettuato questa analisi considerando tutti i pazienti affetti da malattie ematologiche neoplastiche (di cui una percentuale era rappresentata da pazienti con MPN): presi nell'insieme i dati indicano che in questi pazienti la malattia può avere un decorso più severo con un maggior rischio di mortalità rispetto a malati con la stessa malattia ma senza Covid e rispetto anche alla popolazione generale affetta da Covid.
Riferendosi esclusivamente a pazienti con MPN, pur permanendo il messaggio dato sulla globalità dei malati, la severità ed il rischio di mortalià sembra siano più bassi rispetto a pazienti affetti da leucemie, alcuni linfomi e mieloma. Nell'ambito delle MPN va considerato anche lo stato generale e la fase della malattia nella quale il paziente si trova quando si ammala di Covid: infatti, il decorso di quest'ultimo è tendenzialmente più grave e potenzialmente fatale se il paziente si trova in un fase avanzata di malattia e in scadenti condizioni generali oppure se ha un'età avanzata.
Resta naturalmente di primaria importanza la prevenzione dell'infezione, indipendentemente dallo stato della malattia e dalla diagnosi di MPN ricevuta, mediante le misure di distanziamemnto sociale e l'uso appropriato della mascherina.


(17 novembre 2020 - ore 23:27) - Oncocarbide e lattosio

Buongiorno, da qualche settimana sto assumendo una compressa al giorno di Oncocarbode per policitemia vera. Assumo la compressa la sera subito dopo cena a stomaco pieno e certe sere, dopo 15/20 minuti dall'assunzione, ho dei giramenti di testa, alle volte un po' forti, in altre sere leggeri. Altre sere ancora per nulla.
Ho visto che l'Oncocarbide contiene lattosio e questi giramenti di testa mi ricordano degli episodi che ho ogni tanto (più o meno ogni cinque anni) dopo aver assunto dei latticini. Mi è stata diagnosticata diversi anni fa un'allergia a due proteine presenti a volte nei latticini, anche se raramente.
Ho misurato la pressione arteriosa dopo l'assunzione dell'Oncocarbide e rimane invariata.
Vi vorrei chiedere se esiste una versione dell'Oncocarbide senza lattosio e se i giramenti di testa dopo l'Oncocarbide sono normali e mi ci devo abituare.
Grazie molte per il vostro lavoro.
(Lorenzo)


Risposta

Non sono presenti sul mercato formulazioni di Oncocarbide in capsule senza lattosio. E' comunque improbabile che i capogiri dopo l'assunzione siano dovuti ad effetti diretti del farmaco. Da quanto riferisce è difficile anche attribuire i capogiri alla presenza del lattosio. Può provare a consultare il suo farmacista chiedendo se sia possibile una preparazione galenica del farmaco nella quale non sia presente il lattosio.


(15 novembre 2020 - ore 11:25) - Vitamina D e mielofibrosi

Buongiorno,
a causa di carenza di Vitamina D e osteoporosi mi è stato consigliato di prendere un noto farmaco in gocce che si assumono periodicamente. Ricordo però di aver letto una ricerca, che non riesco più a ritrovare, che sosteneva che l'assunzione di vitamina favorisce la fibrosi nel midollo (che ho già di grado 2). Potrei avere un suggerimento in merito? Grazie.
(Antonella)


Risposta

Vi è un unico studio recente che investiga le possibili relazioni fra la Vitamina D e lo sviluppo di fibrosi nell'ambito della mielofibrosi: si tratta di uno studio condotto mediante un modello murino che suggerisce che la stimolazione del recettore per la vitamina D espresso sulle cellule emopoietiche progenitrici orienta la loro differenziazione verso la linea macrofagica che a sua volta, sempre in questo modello animale, favorirebbe lo sviluppo di fibrosi e di sclerosi dell'osso.
Si tratta di uno studio sperimentale in modello animale che non ha avuto per ora seguito nell'uomo. Tali dati non sono sufficienti a sconsigliare l'assunzione di Vitamina D in pazienti con malattia mieloproliferativa cronica; se una supplementazione è ritenuta dal curante necessaria, considerando che la carenza della vitamina è essa stessa causa di possibili disturbi, non vi sono ragioni oggettive per non sottoporsi alla cura.


(14 novembre 2020 - ore 8:25) - Anisopoichilocitosi delle emazie nella mielofibrosi

Anisopoichilocistosi in mielofibrosi: è normale avere questo termine nello striscio dell'emocromo e già segnalato una volta nel 2017? Ho l'emoglobina mormale globuli, rossi alti, rdw 20, mcv 74 e ferritina bassa perché sottoposto saltuariamente a salassoterapia per rialzo ematocrito dopo terapia con danazolo.
Grazie e saluti.
(Paolo)


Risposta

La anisopoichilocitosi (cioè la variabilità delle dimensioni -aniso- e della forma - poichilo-) dei globuli rossi in corso di mielofibrosi è un reperto non infrequente all'osservazione dello striscio di sangue periferico. Il grado o l'intensità dell'anisopoichilocitosi è variabile così come la sua presenza durante il corso della malattia.


(14 novembre 2020 - ore 00:10) - Integratori per rafforzare il sistema immunitario

Buonasera. Malato di PV, cerco integratori per aiutare il sistema immunitario. Ho scartato i preparati di vitamina C per essere vettori di assorbimento del Fe. Avrei individuato un preparato a base di papaya fermentata. Non so se potete esprimere un'opinione su quest'argomento. Inoltre, mi chiedo se noi PV, con un livello di Fe mediamente più basso della popolazione generale, abbiamo una minore probabilità di contagio. E se in caso di contagio la nostra malattia ci espone ad una maggiore letalità, se ci sono statistiche in tal senso. Grazie per l'attenzione.
(Giancarlo)


Risposta

Mentre esistono farmaci ben noti in grado di deprimere l'attività del sistema immunitario, integratori che si siano dimostrati scientificamente in grado di rafforzare le difese immunitarie non sono attualmente noti. Certamente un corretto apporto di vitamine, oligoelementi ed altri principi nutritivi contribuiscono al buon funzionamento del sistema immunitario ma si tratta di cosa diversa dal "rinforzarlo". Riguardo ai bassi livelli di ferro e la minor probabilità di contagio non sono disponibili dati certi e verificati al riguardo così come non è certo che la coesistenza di PV aumenti la mortalità in corso di infezione da SARS-Cov 19.


(13 novembre 2020 - ore 18:25) - Aumento del numero di linfociti in paziente con TE

Buonasera, sono affetto da TE, scoperta nell'estate del 2018. Nell'ultimo emocromo oltre i soliti valori sopra media, piastrine (1.013), globuli bianchi (12.96) e rossi (6.75), c'è anche il valore LYM a 4.80. In una malattia come la mia, quando un valore come questo sale che tipo di problemi in corso potrebbe indicare? E' frequente che si verifichi, tenendo conto che anch'esso è prodotto dal midollo osseo, se ho ben capito, e quindi risulta anch'esso alto?
(Alessandro)


Risposta

L'aumento del numero assoluto dei linfociti (o, in casi diverso da questo, della loro percentuale), può essere transitorio e legato ad una recente infezioni virale (anche modesta) oppure essere espressione di una patologia del compartimento lifoide. Il dato andrebbe interpretato alla luce dei valori dell'emocromo ed in particolare dei globuli bianchi e della formula leucocitaria completa, nonché del quadro clinico del paziente. Molti linfociti non hanno poi origine nel midollo osseo per cui non è corretto interpretare il loro aumento come espressione dall'attività midollare.


(13 novembre 2020 - ore 16:39) - Andamento dell'emocromo e terapia con idrossiurea

Buonasera carissimi dottori, intanto vorrei ringraziarvi per le celeri risposte sempre datomi, ma vorrei farvi un ulteriore domanda alle mie perplessità. Mia madre, 64 anni, sindrome mieloproliferativa cronica Philadelphia negativa JAK2 negativo non ulteriormente classificabile, in cura con oncocarbide da maggio, notiamo un emocromo altelenante, si abbassano i globuli bianchi e non appena diminuiscono le pillole si alzano nuovamente, possibile che questa malattia possa non cronicirzarsi prima o poi o dobbiamo aspettarci un evoluzione negativa? I globuli bianchi non trattati all'inizio sono arrivati a 200.000 poi un mese fa 36.00 come nella fase di scoperta della malattia, eravamo ottimisti dalla discesa e ora nuovamente alti.
(Emanuela)


Risposta

Da quanto lei descrive, sembrerebbe che l'andamento altalenante dell'emocromo di sua madre dipenda dalle continue variazioni della posologia dell'idrossiurea. Probabilmente si tratta di trovare il dosaggio giusto del farmaco per sua madre, in maniera da ottenere il controllo del numero dei globuli bianchi senza produrre un loro eccessivo abbassamento. Talvolta è sufficente aggiustare il numero di compresse settimanali di poche unità per trovare il dosaggio efficace per contenere i globuli bianchi senza abbassarli eccessivamente (lo stesso vale per i globuli rossi o le piastrine). La possibilità di una evoluzione della malattia non dipende soltanto dall'andamento dei globuli bianchi ma anche da altri parametri ematochimici e clinici, che vanno considerati nel loro insieme.


(7 novembre 2020 - ore 10:52) - Trombocitemia essenziale e vaccino anti-influenzale

Buongiorno, vorrei chiedervi se per un malato di TE (piastrine attorno ai 900.000/1.000.000, bianchi attorno ai 12000) non sotto terapia citoriduttiva, ma con la sola assunzione di aspirina quotidiana, senza altre patologie, età sotto i 50, il vaccino antinfluenzale è indispensabile.
Cordiali saluti.
(Alessandro)


Risposta

La sua malattia e le condizioni che lei riferisce le permettono di sottoporsi a vaccinazione anti-influenzale. Pur non potendo definire "indispensabile" tale vaccinazione, essa è in generale consigliata, soprattutto in questo periodo di diffusione del Covid, anche per le persone al di sotto di 50 anni.


(6 novembre 2020 - ore 12:05) - Ematomi in corso di terapia antiaggregante

Buongiorno. Sono affetta da policitemia vera e in cura con salassi e cardioaspirina. Spesso mi compaiono ematomi sulle gambe e stamattina è comparso sulla palpebra.
Volevo sapere se questi possono essere conseguenze della policitemia o dell'assunzione di cardioaspirina.
Grazie.
(Irene)


Risposta

E' molto probabile che, immaginando che il suo ultimo emocromo non riporti un numero di piastrine inferiore alla norma, la comparsa di ecchimosi ed ematomi che lei riferisce sia imputabile alla terapia anti-aggregante. Si rivolga al suo ematologo per una eventuale puntualizzazione della terapia antiaggergante in atto, soprattutto se questi ematomi non sono riconducibili a piccoli traumi o pressioni.


(4 novembre 2020 - ore 9:20) - Definizione di Trombocitemia essenziale come tumore

E' corretta per le neoplasie mieloproliferative la definizione "Tumori maligni ad andamento cronico"?
Quando mi fu diagnosticata la trombocitemia essenziale (1984) non ebbi la sensazione di gravità: solo controlli periodici dell'emocromocitometria. Avevo 27 anni ed una conta piastrinica intorno a 400-450000 /mm3.
(Francesco)


Risposta

La trombocitemia essenziale, insieme alla mielofibrosi ed alla policitemia vera, è classificata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità fra le Neoplasie mieloproliferative croniche Philadelphia negative, termine che deriva dalla traduzione dall'inglese di Ph-negative Chronic Myelopriliferative Neoplasms.
Da un punto di vista biologico, la malattia ha le caratteristiche di una neoplasia (vi è una proliferazione clonale di una cellula staminale emopoietica), cioè di una patologia tumorale. Tuttavia, pur essendo biologicamente una neoplasia, si tratta però di una forma cronica che non bisogna assimilare nel suo significato a quello che comunemente si associa al termine "tumore maligno". L'andamento di queste malattie è cronico, cioè esteso nel tempo, e nel caso particolare della trombocitemia essenziale la malattia si associa ad una spettanza di vita non diversa da quella della popolazione sana. Anche la qualità della vita e lo stato soggettivo del paziente sono di solito molto buone e tali restano per lungo tempo.


(3 novembre 2020 - ore 23:11) - Terapia con acido folico ed assunzione di ruxolitinib

Può assumere acido folico una paziente con mielofibrosi che assume Ruxolitibin? Se no qual è il motivo? Grazie.
(Tiziana)


Risposta

Non vi è controindicazione ad assumere acido folico per i pazienti che sono in terapia con ruxolitinib.


(3 novembre 2020 - ore 23:00) - Terapia con Jakavi ed erisipela ed ulcera della caviglia

Buona sera sono una paziente affetta da MIELOFIBROSI con ipertensione portale dovuta ad una trombosi della vena porta. Per questa patologia sto prendendo Jakavi. Ho avuto diversi episodi di erisipela e attualmente sto curando un'ulcera alla caviglia dovuta ad una grave insufficienza venosa. Volevo sapere se potrebbe essere il farmaco ad avermi creato questo spiacevole incoveniente o se è una conseguenza della malattia stessa.
Mi è stato consigliato un intervento alla safena ma con il mio quadro clinico è possibile farlo? Grazie
(Patrizia)


Risposta

La terapia con Jakavi non è direttamente responsabile della comparsa di erisipela. E' noto però che tale terapia espone ad un rischio di episodi infettivi (sia di origine batterica che virale) più alto rispetto ai pazienti che non assumono tale terapia. L'ulcera della caviglia è imputabile invece alla grave insufficienza venosa che non è ricollegabile alla terapia con Jakavi.
Per quanto riguarda la safenectomia, deve discuterne con il collega chirurgo vascolare ed il suo ematologo che, conoscendo in maniera approfondita la sua storia clinica, sono in grado di esprimere un parere adeguato alle sue necessità.


(31 ottobre 2020 - ore 18:48) - Paziente con policitemia vera

PV riscontrata 5 anni fa, 73 anni, Oncocarbide 500 mg/die, sospesa per calo Hb da 15 a 10. Dopo 2 mesi di sospensione Hb10, piastrine in aumento(400.000), bianchi stazionari(9000). Grave insufficienza renale. Il mio nefrologo mi suggerisce eritropoietina. E' corretto questo approccio?
(Fabrizio)


Risposta

QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.


(31 ottobre 2020 - ore 18:56) - Paziente con policitemia vera

Salve, ho 49 anni e sono affetto dal mese di marzo 2019 da Policitemia Vera JAK2 positivo, scoperta in seguito ad una tromboflebite safena dx nel mese di novembre 2017, curata con Xarelto da 20 mg per un anno. Nel mese di novembre 2018, il centro regionale di riferimento mi prescriveva di passare all'assunzione di Plavixv 75 mg e di ripetere l'emocromo ogni 15 giorni. A seguito di ciò, nel mese di marzo 2019 il mio ematocrito era arrivato al 54%, a seguito di ciò mi veniva prescritto l'effettuazione del JAK2 risultato positivo. Gli ematologi da me interpellati mi confermavano l'assunzione del Copidogrel e salasso terapia al bisogno avevano prescritto solo dei salassi terapeutici e Clopidogrel. Nel mese di aprile 2020 ho avuto una recidiva di TVP alla poplitea dx. A seguito di ciò mi hanno prescritto di nuovo lo Xarelto dapprima 15 mg x 2 per 21 giorni e poi 20 mg al dì con l'aggiunta mese di giugno di una compressa di oncocarbide al giorno. Da allora ho effettuato già tre salassi terapeutici.
Volevo gentilmente chiedere se è corretta la terapia che sto facendo o se è il caso di cambiarla magari consultando qualche centro specializzato in Italia (io vivo in provincia di Napoli) o se potrei essere arruolato in qualche studio particolare.
Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.


(30 ottobre 2020 - ore 21:56) - Paziente con mielofibrosi

Salve, torno a scrivervi per un parere. Mia moglie MF3 post PV, dopo diagnosi MF2post PV del 2013, in cura con ruxolitib 30 mg al di da gennaio 2014, milza 10 cm, da aprile 2014 senza blasti e senza sintomi, nel 2018 ha avuto un'anemia con punte minime di 8 e max 9, per questo ha partecipato al protocollo Luspatercept, avendo benefici nel primo anno, che però sono andati diminuendo col passare dei mesi sino ad uscire dalla sperimentazione il 2 settembre con hb 9, 1.
Purtroppo il 29 ottobre l'emocromo presenta un valore hb 8,2 (piastrine normali anche neutrofili). Questo valore è un gran pensiero. Prima di fare le solite cure per tentare di risollevare i valori dell'emoglobina Vi chiedo un parere in merito a provare una riduzione del Ruxolitinib. Passare da 30 mg a 25 mg potrebbe far aumentare l'hb attuale? Il risaputo effetto sul l'emoglobina permane negli anni o avviene solo all'inizio. Tenuto conto che sono quasi 8 anni che assume il ruxolitinib una diminuzione non dovrebbe essere tanto rischiosa?
Inoltre quando è necessario una trasfusione per un'anemia e che valori di Hb bisogna avere per essere destinati alla trasfusione?
Grazie sempre di esserci.
(Ernesto)


Risposta

PREMESSA IMPORTANTE: QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.
L'anemia rappresenta una manifestazione clinica caratteristica della mielofibrosi, potendo in altri casi derivare da deficit vitaminici e/o tossicità da farmaco. Per tale motivo, alla luce della lunga durata del trattamento con ruxolitinib, è opportuno valutare la presenza di condizioni concomitanti che possano rendere ragione del progressivo abbassamento dell'emoglobina, quali deficit di ferro, vitamina B12, folati, EPO. Qualora non emergesse alcuna carenza, è possibile valutare la riduzione del dosaggio di ruxolitinib, il cui effetto sull'emoglobina è ben noto.
La trasfusione di emazie concentrate (o globuli rossi concentrati) è indicata generalmente per valori di emoglobina <8.0 g/dL. In casi selezionati, quali pazienti cardiopatici in cui un'anemia moderata potrebbe determinare sintomatologia cardiologica, è possibile considerare la trasfusione di emazie concentrate per valori di emoglobina <9.0/9.5 g/dL.


(30 ottobre 2020 - ore 19:58) - Covid-19 e trombosi

Salve, ho sentito che il covid può provocare delle trombosi. Per le persone con una malattia mieloproliferativa c'è quindi un rischio maggiore o non c'è alcuna correlazione?


Risposta

Diverse evidenze scientifiche suggeriscono che il quadro clinico della polmonite da COVID-19 coinvolga anche la formazione di microtrombosi venose a livello del circolo vascolare polmonare.
Detto questo, non vi sono evidenze che i pazienti affetti da malattie mielorpoliferative croniche siano più suscettibili all'infezione da SARS-CoV-2 e quindi ad ammalarsi di COVID-19, ovvero che sviluppino, se ammalati, con maggior frequenza di altri eventi trombotici.


(30 ottobre 2020 - ore 17:53) - Paziente con policitemia

Gentili dottori, sono affetta da policitemia da 12 anni, inizialmente curata con Oncocarbide, divenuta intollerante cinque anni fa sono passata all'interferone. Prima IntronA e poi diciotto mesi fa Pegasys 180 mg, entrambi ben tollerati ed efficaci nel controllo della malattia. Negli ultimi mesi le analisi hanno evidenziato un aumento progressivo dei valori, ad oggi RBC 8,40, HGB 15, HCT49,9, PLT 803, WBC15.5. A cosa può essere dovuto questo cambiamento? Grazie pera la risposta.
(Lucia)


Risposta

MESSAGGIO IMPORTANTE: QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.


(30 ottobre 2020 - ore 16:52) - Splenectomia e vaccinazioni

Buonasera. Qualche post più sotto avete risposto ad una domanda riferita alle vaccinazioni post splenectomia. Avete risposto che si fa un richiamo dopo i 5 anni e poi solo antinfluenzale. Potete spiegarmi meglio? Io sono splenectomizzata, ma il richiamo delle vaccinazioni da protocollo, me le fanno ogni 5 anni. L'ho tolta nel 2005, e ho ripetuto le vaccinazioni 3 volte. Dalla vostra risposta interpreto che va fatta solo una volta dopo i 5 anni e poi mai più. E' così? Grazie.
(Maria)


Risposta

Da linee guida, il vaccino antipneumococcico PPSV23 dovrebbe essere somministrato solo una volta a distanza di 5 anni dalla prima somministrazione dopo la splenectomia. Nei pazienti giovani sottoposti a splenectomia, è possibile valutare una terza somministrazione del vaccino antipneumococcico PPSV23 al compimento del 65° anno di età o più tardi qualora la seconda dose sia stata somministrata a meno di 5 anni.


(29 ottobre 2020 - ore 10:24) - Trattamento citoriduttivo nella policitemia vera

Pazienti e bravi Ricercatori, ho letto ripetutamente che, in policitemia vera, si ricorre alla terapia citoriduttiva solo SE IN ETA'SUPERIORE AI 60 ANNI O IN CASO DI PREGRESSI EVENTI TROMBOTICI; ma gli eventi trombotici, in assenza di altri fattori di rischio, non sono determinati da ematocrito, leucociti e piastrine elevati?
Per l'ematocrito si consiglia mantenere un valore non superiore a 45; ma quale VALORE LIMITE è consigliabile per piastrine e leucociti, oltre il quale urge terapia farmacologica? Non è meglio prevenire eventi vascolari, spesso invalidanti (o mortali) agendo in tempo sulle cause scatenanti, invece che attenderli e curarli dopo, troppo tardi?
Vi ringrazio tanto e vi saluto.
(Teseo)


Risposta

Le indicazioni terapeutiche oggi utilizzate a livello nazionale e internazionale per il trattamento dei pazienti con Policitemia Vera deriva da osservazioni accumulatesi negli anni nell'ambito di numerosi studi retrospettivi e prospettici. Attualmente il valore emocromcitometrico più importante nel definire il rischio trombotico è (come ha ben detto) l'ematocrito, motivo per cui è indicato mantenere un valore <45% sia nei pazienti a basso rischio (attraverso i salassi) sia nei pazienti ad alto rischio (attraverso salassi e terapia citoriduttiva).
La letteratura scientifica oggi disponibile suggerisce che la conta piastrinica non influisce sul rischio trombotico, tant'è che non è indicato alcun intervento correttivo per valori elevati piastrine. Anzi, la terapia citoriduttiva è indicata per valori di conta piastrinica estremamente elevati (in genere > 1.5 milioni) che sono legati non a un rischio trombotico ma al contrario ad un rischio emorragico, derivante dall'azione delle piastrine su alcuni fattori proteici del sangue con conseguente deficit della coagulazione. Il ruolo dei leucociti sul rischio trombotico è invece più dibattuto, sebbene le evidenze oggi disponibili non consentono di definire un valore di leucocitosi tale per cui è indicata la terapia citoriduttiva.
Alla luce di tutti questi dati e dopo un'attenta valutazione del rapporto costo/beneficio (costo inteso come potenziale danno al paziente derivante dalla citoriduzione), la terapia citoriduttiva è indicata solo nei pazienti ad alto rischio, definiti da un'età > 60 anni o con pregressi eventi trombotici, e in alcune condizioni infrequenti (trombocitosi estrema, leucocitosi importante e progressiva).


(29 ottobre 2020 - ore 9:28) - Lattoferrina e mielofibrosi

Buongiorno; recentemente alcuni ricercatori hanno diffuso la notizia che la LATTOFERRINA sarebbe in grado di prevenire o contenere gli effetti del contagio da Covid. Gli integratori a base di tale molecola possono essere assunti dai pazienti affetti da patologie Mieloproliferative in cura con Jakavi?
Grazie.
(Enzo)


Risposta

La lattoferrina (o lattotransferrina) è una glicoproteina con azione antimicrobica che agisce "sequestrando" il ferro, elemento essenziale per la sopravvivenza di numerosi microrganismi patogeni. L'effetto antivirale della lattoferrina deriva invece dalla capacità di legare alcune molecole della membrana plasmatica, prevenendo l'ingresso del virus.
Recentemente alcuni studi scientifici - anche italiani - hanno suggerito che la lattoferrina possa aiutare l'organismo nella prevenzione e nella lotta contro il SARS-CoV-2. Si tratta tuttavia di evidenza preliminari che dovranno essere confermate.
Non esiste alcuna controindicazione all'uso di integratori contenenti lattoferrina nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche in trattamento con JAK-inibitori.


(28 ottobre 2020 - ore 20:13) - Vaccino anti-CALR

Salve avevo letto che stanno sperimentando un vaccino anti CALR..., mi sembra in Danimarca. Ci sono delle novità?
In futuro potrebbe esistere un vaccino anti JAK2?
Saluti.
(Antonio)


Risposta

La ricerca clinica relativa ai vaccini anti-CALR come strategia terapeutica nella mielofibrosi è attualmente ancora in fase iniziale e saranno necessari anni di studio. In generale, queste ricerche nascono dall'osservazione che, come conseguenza delle mutazioni acquisite (in particolare quelle a carico dei geni CALR e JAK2), vengano generati dei nuovi antigeni (quindi sconosciuti al nostro sistema immunitario) contro i quali può essere diretta una risposta immunitaria.
Questo è il razionale dei vaccini anti CALR. E' possibile che questo tipo di approccio verrà utilizzato nell'ambito di strategie terapeutiche combinate, in cui l'uso di vaccini sarà associato ad altri farmaci, agendo così su più fronti della malattia.
Attualmente, vi è un trial clinico registrato, attivo ma ancora non reclutante pazienti, che si propone di testare, in uno studio di fase 1 (che ha quindi come primo obbiettivo quello di valutare la sicurezza e la non tossicità) un vaccino anti CALR. Lo studio è aperto presso l'Ospedale di Herlev, in Danimarca.


(27 ottobre 2020 - ore 16:54) - Anticorpi anti-calreticulina

Buongiorno Dottori vi risulta che, in Giappone sia stato scoperto un anticorpo terapeutico PL 5 trattamento del tumore alla crescita del midollo osseo, contro la mutazione CALR?
Grazie.


Risposta

Ad oggi non sono disponibili anticorpi anti-calreticulina (CALR) per il trattamento della mielofibrosi. Tuttavia è stato ipotizzato che la mutazione della proteina CALR possa rappresentare un bersaglio terapeutico per il trattamento della mielofibrosi attraverso lo sviluppo di anticorpi o vaccini o cellule ingegnerizzate rivolte direttamente contro la forma mutata della proteina. Ad oggi sono in corso soltanto studi in laboratorio in questo campo.
Inoltre c'è un trial clinico registrato, attivo ma ancora non reclutante pazienti, che si propone di testare, in uno studio di fase 1 (che ha quindi come primo obiettivo quello di valutare la sicurezza e la non tossicità) un vaccino anti CALR. Lo studio è aperto presso l'Ospedale di Herlev, in Danimarca.


(27 ottobre 2020 - ore 00:24) - Paziente con mielofibrosi

Cari professori grazie per le risposte che mi saprete dare e che non riesco a ottenere da nessun altro. Ho 72 anni, portati sempre ottimamente, attivo e dinamico, sempre in buona salute, analisi e accertamenti nella norma. A novembre del 2019 però nelle analisi del mio emocromo è comparsa una emoglobina 12 e eritrociti di valore corpuscolare superiore alla norma.
Il medico generico e l'ematologo hanno diagnosticato una anemia megaloblastica con necessità di folati e vitamina B 12. Nessun effetto se non quello di far scendere ancora la mia emoglobina a 11. Normali tutti gli altri parametri. Fatto a gennaio un ago aspirato l'ematologo ha ipotizzato una mielodisplasia unilineare di grado lieve sui globuli rossi, poi in pieno Covid mi ha rimandato le visite affermando che la mia malattia non era né grave né urgente.
Ad un ulteriore emocromo in maggio l'emoglobina è scesa a 10 per cui mi sono rivolto ad un centro ematologico di un importante ospedale romano, day hospital ogni 10 gg che ancora pratico. Nel mese di giugno il centro mi ha convocato per un ulteriore agoaspirato, poi biopsia ossea più altri accertamenti che hanno rilevato:
una mielodisplasia unilineare degli eritrociti +; una neoplasia mielo proliferativa (probabile mielofibrosi) in avanzato stato di fibrosi (fibrosi reticolinica 3 e fibrosi collagene 2 osteosclerosi assente); numerosi megariociti sparsi di dimensioni varie; serie eriproietica e granulipoietica con forme mature e immature (rapporto leucoeritroblastici 6/1) JAK2 V617F 4% Tipizzazione immunofenotipica CD34 44 mL.
Fish Sangue midollare trisomia 8 nel 33% delle cellule Rari blasti nel midollo Emocromo:
Eemoglobina ancora a 10
Altri parametri nella norma.
Nel mese di luglio ancora emocromo con emoglobina 10.
In agosto però in meno di 20 giorni l'emoglobina è scesa a 8 poi 7 poi 6 malgrado iniezioni di eprex 2 volte a settimana. Si è reso indispensabile quindi ricorrere a trasfusione ogni 10 gg. Nessun altro disturbo.
Mi sento bene tranne un po' di stanchezza nei 3 gg prima della trasfusione. Fegato e milza nella norma. Nessun dimagrimento, no febbre, no sudorazioni, no pruriti, no dolori alle ossa.
Globuli bianchi e piastrine nella norma (leggermente in crescita le piastrine ma nella norma). Blasti nel sangue periferico 1,7% La mia terapia attuale:
Le trasfusioni due sacche ogni 10 gg;
eritropoietina;
eparina;
terapia ferrochelante.
Nessuna terapia che possa tenere sotto controllo il procedere della malattia. So che trattasi di malattia non guaribile, cronica si ma fino a quando non diventerà acuta!!! Ma come, ma quando?
Chiedo sempre ai miei medici di voler capire come evolvono queste malattie, quali disturbi mi devo aspettare, quale potrà essere quindi la terapia per difendersi da un probabile aggravamento e inoltre che aspettativa di vita con questi parametri attuali io mi posso aspettare!
Ma purtroppo vedo i miei medici sempre vaghi, parchi di spiegazioni, non propensi a una terapia che tenda al controllo della malattia. In poche parole attendisti! Non fanno nulla perché tanto morirò presto? Non parlano più di malattia lieve ma neanche a quale gravità io sia arrivato e io in meno di 6 mesi mi sono trovato dall'essere malato non grave con aspettative di vita a 20 anni a due passi dalla tomba?
Aiutatemi a capire vi prego!
(Giulio)


Risposta

PREMESSA IMPORTANTE: QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.

Caro Giulio, nessuno potrà mai dirle se e quando la malattia potrà evolvere verso una forma acuta. Generalmente l'evoluzione in forme acute si manifesta con il peggioramento del quadro ematologico (aumento o incremento dei globuli bianchi con comparsa di cellule immature chiamate blasti, riduzione di emoglobina e piastrine) e conseguentemente dei sintomi legati a questa alterazioni, quali stanchezza, affaticamento, sanguinamenti e suscettibilità alle infezioni. Attualmente non esistono farmaci in grado di modificare la storia naturale di queste malattie e quindi di arrestare o ritardare un'eventuale evoluzione in forma acuta.
Le consiglio di rivolgersi nuovamente alla sua Ematologia di riferimento per avere informazioni più chiare e complete sulla sua situazione.


(26 ottobre 2020 - ore 17:19) - Vaccinazioni post-splenectomia

Da dieci anni mi è stata diagnosticata una mielofibrosi con "J" positivo, in luglio dello scorso anno mi è stata asportata la milza (peso 2 kilogrammi), ho fatto preliminarmente i vaccini prescritti.
Ci sono dei vaccini che dovrei fare ciclicamente? Se si, quali?
Grazie per la Vostra incommensurabile disponibilità e competenza professionale.
(Gilan)


Risposta

In seguito alla rimozione della milza (splenectomia) sono previste, a non meno di 2 mesi dall'intervento, la vaccinazione antimeningococcica (ACWY + B) e antipneumococcica (PPSV23). A distanza di circa 5 anni è nuovamente indicata la vaccinazione antipneumococcica (PPSV23). Dopodichè l'unica vaccinazione raccomandata a cadenza annuale è quella antinfluenzale.


(25 ottobre 2020 - ore 20:00) - Polineuropatia da JAK2 inibitori

Buonasera,
vi sono novità sulla polineuropatia da inibitori della JAK? Mi pare che sia considerata irreversibile ma non progressiva e che Carbamazepina, Gabapentin, Acido Alfa-Lipoico e L-Acetilcarnitina diano scarsi risultati sulla sintomatologia e nessun miglioramento dell'EMG. Si sta utilizzando qualche altro farmaco nei pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative che soffrano di questa patologia farmaco-indotta?
Grazie, cordiali saluti.
(Renzo)


Risposta

Ad oggi non sono disponibili nuovi dati riguardo la polineuropatia da inibitori di JAK2, per altro complicanza relativamente rara e riportata principalmente come effetto avverso farmaco-correlato in corso di trattamento sperimentale con momelotinib, molecola non ancora approvata per le neoplasie mieloproliferative croniche. Allo stesso modo non sono disponibili nuove molecole rivolte specificatamente al trattamento della neuropatia da JAK-inibitori.
Come principio generale, all'interno della classe dei farmaci JAK-inibitori vi sono alcune molecole per le quali è nota una certa associazione con questo evento avverso, come ad esempio è il caso di momelotinib. Più controversa è la questione riguardante ruxolitinib, per cui ad oggi non possiamo trarre conclusioni certe: vi sono state alcune segnalazioni, ma non è stato possibile definire un nesso di causalità, sia perché ogni paziente era, ad esempio, in terapia con più farmaci allo stesso tempo (alcuni dei quali potevano contribuire o spiegare la neuropatia), sia perché non vi sono stati chiari segnali di miglioramento dei sintomi dopo riduzione/sospensione della dose (dechallenge).


(24 ottobre 2020 - ore 17:03) - Paziente con Policitemia Vera

Buongiorno, sono un uomo di 65 anni affetto da policitemia vera da 18 mesi, evoluta da T.E. dopo circa 30 anni. Adesso sono in cura con ruxolitinib ben tollerato, mi chiedevo se, nonostante la cura, la malattia può evolvere ad uno stadio superiore, o se non ci sono ancora riscontri in tal senso.
Grazie.
(Amerigo)


Risposta

Esistono alcune forme di Policitemia Vera, chiamate comunemente Policitemie Vere "mascherate", che esordiscono con le caratteristiche cliniche della Trombocitemia Essenziale ma nel tempo sviluppano quelle della Policitemia Vera e tali sono da considerarsi a tutti gli effetti. Sia la Trombocitemia Essenziale che la Policitemia Vera (preceduta o meno da una fase trombocitemica) hanno un intrinseco rischio di evoluzione verso una forma di mielofibrosi o più raramente verso forme leucemiche acute.


(24 ottobre 2020 - ore 7:30) - Policitemia Vera

Buongiorno,
1) la policitemia vera, si può ritenere comporti una forma di immunodepressione?
45 anni donna, abbiamo curato per 5 anni la policitemia solo con salassi e cardioaspirina, ora si è registrato un aumento delle dimensioni della milza (circa 2 cm in un anno) e ci hanno prescritto oncocarbide; ci si chiede altresì:
2) E' vero che l'uso di interferone pegilato (pare usato in USA per la policitemia vera da oltre un decennio) agisce sulle cause della malattia mentre l'oncocarbide solo sugli effetti?
3) L'uso dell'oncocarbide può aumentare il rischio di progressione della policitemia in mielofibrosi?
4) L'uso dell'oncocarbide correlato prevalentemente ad un ingrossamento della milza (2 cm in un anno) può successivamente essere interrotto?
Grazie.
(Rosa)


Risposta

1) La Policitemia Vera di per sé non si associa ad uno stato clinicamente significativo di immunodepressione, tuttavia alcuni trattamenti (idrossiurea, interferone) possono determinare un grado di immunodepressione difficilmente stimabile ma comunque lieve.
2) L'interferone (sia le forme convenzionali che quelle pegilate) agisce con meccanismi ad oggi poco definiti. Sicuramente sono coinvolte un'azione antiproliferativa e un'azione immunomodulante che si esplicano direttamente sulla popolazione di cellule patologiche. In considerazione di tale meccanismo di azione e dei risultati di alcuni studi su pazienti con Policitemia Vera e Trombocitemia Essenziale, si ritiene che l'interferone possa agire in alcuni casi sulla "causa" diretta della malattia. Infatti la remissione molecolare completa (condizione definita dalla non rilevabilità della mutazione del gene JAK2 alle indagini di biologia molecolare) è stata riportata in alcuni studi sull'interferone-alfa (principalmente la formulazione peghilata). In particolare, uno studio di fase 2 che ha arruolato 43 pazienti con policitemia vera trattati con Pegasys (interferone alfa-2a pegilato) ha dimostrato l'ottenimento di una remissione molecolare completa duratura (anche in seguito alla sospensione del farmaco) nel 18% dei pazienti. Tuttavia non è noto se la remissione molecolare completa rappresenti realmente una guarigione, pertanto sono necessari ulteriori studi per meglio definire tale relazione.
3) Le evidenze scientifiche disponibili non supportano una possibile associazione tra trattamento con idrossiurea e progressione in mielofibrosi.
4) In linea generale, nella Policitemia Vera la terapia citoriduttiva con idrossiurea è indicata qualora un paziente presenti un rischio trombotico elevato (età > 60 anni e/o pregressi episodi trombotici). Pertanto, una volta posta indicazione, generalmente il trattamento con idrossiurea viene mantenuto "a vita".


(22 ottobre 2020 - ore 10:15) - Paziente con trombocitemia essenziale

Buongiorno dottori. Paziente con TE, piastrine sotto 900000 e milza 15.5, in cura solo con aspirinetta. Secondo voi è giusta la terapia? Ci sono farmaci che riducono la milza? Grazie.


Risposta

Premessa: questo spazio non può essere utilizzato per richiedere pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali.
Nella Trombocitemia Essenziale il controllo delle splenomegalia può essere perseguito, quando indicato, attraverso la terapia citoriduttiva convenzionale (idrossiurea, interferone).


(21 ottobre 2020 - ore 12:03) - Paziente con policitemia vera e prurito

Buongiorno, sono affetto da policitemia vera da tre anni. Ho un gran prurito solo su gomito destro e solo su braccio sinistro, ad ogni contatto un po' forte si formano ematomi visibili che si attenuano fino a scomparire in circa due settimane. Il tutto è correlabile a p.v. o ad altre cause? Grazie.
(Maurizio)


Risposta

Il prurito è un sintomo tipico della Policitemia Vera e di altre malattie mieloproliferative croniche. Può essere controllato attraverso la terapia antiaggregante (aspirina a basse dosi) e il mantenimento dell'ematocrito almeno sotto il valore di 45% mediante salassi e, quando indicato, terapia citoriduttiva con idrossiurea.
Per quanto riguarda gli ematomi, il trattamento con aspirina a basse dosi può determinare una certa tendenza a sanguinamenti prevalentemente di natura muco-cutanea (naso, gengive, ano, cute). E' tuttavia necessario che discuta con il suo ematologo di riferimento per escludere eventuali altre cause di emorragia.


(21 ottobre 2020 - ore 10:44) - Paziente con policitemia vera

Buongiorno, ho 69 anni e soffro di Policitemia Vera dal 2017, per la quale assumo solo Cardioaspirina in quanto il mio ematocrito non supera il 45%. A detta del mio ematologo tale valore è frenato dalla carenza di ferro dovuta prevalentemente al fatto che ho sostituito la carne con il pesce. Nutrendomi quasi esclusivamente con pesce e verdura, vorrei sapere se assumendo 10 g di cioccolato fondente 1 o 2 volte a settimana può incrementare il valore del mio ferro. Grazie.
(Gabriella)


Risposta

Nei pazienti con Policitemia Vera è sconsigliabile integrare il ferro per via orale attraverso integratori o altre forme dietetiche per il rischio di un incremento repentino del valore di ematocrito. In casi selezionati, principalmente caratterizzati da disturbi importanti legati alla carenza di ferro, è possibile eseguire trattamenti con ferro orale a basse dosi, di breve durata e sotto costante monitoraggio ematologico.


(20 ottobre 2020 - ore 19:39) - Farmaci contro la fibrosi midollare

Buongiorno. Esiste a tutt'oggi una sperimentazione di un farmaco capace di far regredire la fibrosi midollare nella mielofibrosi e, quindi, potenzialmente curativo della malattia? Se no perché, e come mai non si arriva a questo? Forse perché, duole affermarlo, le case farmaceutiche non investono abbastanza soldi che non frutterebbero visto che le mieloproliferative sono malattie rare e interessano un numero limitato di pazienti?
E' vero che soprattutto la mielofibrosi è malattia con meccanismi abbastanza complicati, ma sono trascorsi diversi decenni e, mi pare di capire, che si lavora sui sintomi e la milza ingrossata e non sul meccanismo di produzione della fibrosi che è poi quello che deterrmina la malattia vera e propria e la conseguente mortalità. La scoperta del JAK2 e 1 risale ormai a 15 anni fa. Spero vivamente di essere da voi confutata gentili ricercatori e grazie comunque per tutto quello che fate.
(Margherita)


Risposta

Cara Margherita, la mielofibrosi è una malattia ematologica estremamente complessa la cui fisiopatologia è solo parzialmente nota ai ricercatori di tutto il mondo. L'identificazione della mutazione di JAK2 nel 2005 e successivamente delle mutazioni di MPL e CALR rappresenta soltanto il primum movens verso la caratterizzazione completa di questa malattia, nei confronti della quale sarà possibile ideare e sviluppare approcci terapeutici sempre più efficaci solo dopo la comprensione di innumerevoli ed intricati meccanismi biologici che si attuano a livello intra-, extra- ed intercellulare. Basti pensare che il ruxolitinib, farmaco rivoluzionario che va ad agire proprio sulla componente cellulare che si ritiene responsabile della mielofibrosi (la proteina JAK), risulta molto efficace nel controllo dei sintomi e della splenomegalia ma ha limitato effetto sulla biologia e sulla storia naturale della malattia (compresa la fibrosi midollare). Questo dato ci aiuta a comprendere che non è sufficiente identificare un target di malattia su cui sviluppare un farmaco con potenzialità "curative" e mette alla luce la complessità biologica della mielofibrosi, la cui caratterizzazione è presupposto irrinunciabile per lo sviluppo di approcci terapeutici sempre più efficaci.
I ricercatori di tutto il mondo sono al lavoro per mettere alla luce i complessi meccanismi che guidano la biologia della mielofibrosi, ma si tratta di processo lungo ed intricato che richiederà anni di ricerca e sperimentazione. In tal senso, posso assicurare che le aziende farmaceutiche sono parte integrante del processo di ricerca e sviluppo (soprattutto in termini economici, pur trattandosi di malattie rare), senza alcun Per quanto riguarda eventuali farmaci con azione anti-fibrotica, ci sono alcune molecole attualmente in fase precoce di sviluppo. Recentemente sono stati pubblicati i dati preliminari relativi ad uno studio clinico di fase 1b su una nuova molecola chiamata PXS-5505. Si tratta di un farmaco somministrato per via orale che agisce inibendo i processi che determinano la comparsa di fibrosi midollare. Tale studio ha arruolato un piccolo numero di soggetti sani (16) che hanno assunto per 14 giorni questa nuova molecola o un placebo. I dati presentati consentono di affermare preliminarmente che tale molecola possiede un buon profilo di sicurezza, non ha effetti avversi limitanti ed è efficace nell'inibire alcuni degli enzimi coinvolti nel processi di fibrotizzazione del midollo osseo. Sulla base di questi dati e sul meccanismo d'azione del principio attivo, è stato proposta la sua possibile applicazione nel trattamento dei pazienti con mielofibrosi. Nel complesso, si tratta di dati del tutto preliminari, che non consentono pertanto di esprimere giudizi concreti sulla possibile applicazione futura di questo nuovo farmaco. Sono tuttavia evidenze importanti che costituiscono le basi per l'ulteriore sviluppo di questa molecola attraverso la progettazione nei prossimi anni di studi clinici di fase avanzata su pazienti affetti da mielofibrosi.


(20 ottobre 2020 - ore 19:38) - Paziente con Policitemia Vera

In un soggetto (come il sottoscritto) di 54 anni, con diagnosi di POLICITEMIA VERA nel marzo 2017 che ha le seguenti caratteristiche Genetiche/Morfologiche:
1)Mutazione V617F: PRESENTE
2)JAK 2 Alleli mutati: 26,1%
3)Mutazione /ABL/BCR t (9:22)-p210: ASSENTE
4)ASPIRATO MIDOLLARE: serie mieloide ed eritroide molto ben rappresentate con iperplasia alterazioni diseritropoietiche (in particolare megaloblastiche)a carico della seconda. Megacariociti numerosi; Mieloblasti 1%. Cellularità midollare 70-80%; Quota di precursori CD34(+) è inferiore all'1%
5)CARIOTIPO: 46, XY (35), senza anomalie numeriche o strutturali dei cromosomi
6)NUMERO SALASSI/ANNO: 8(2017); 5(2018); 5(2019); 4(fino al 19.10.2020 data Salasso n. 4)
7)Ultimo Emocromo del 14.10.2020: Globuli Bianchi: hanno raggiunto quota 15.23 PLT: 820; Ht: 46.8 %; Hb: 13.1%; Globuli Rossi: 7.38
8) NON FUMATORE; NO DIABETE; NO IPERTENSIONE; NO IPERCOLEST.; NO IPETRIGLICERID.; NO EVENTI TROMBOTICI.
N. 3 DOMANDE:
1. ci sono già le indicazioni all'inizio della Terapia citoriduttiva o si può ancora attendere e gestire con i Salassi + Cardioaspirina 100 mg x 1/die?
2. Qual è, nel caso, il limite per l'inizio della Terapia citoridiuttiva in assenza di Fattori di rischio?
3. Nel caso ci fossero già le indiocazioni, quale Terapia di inizio valutando età/durata della Terapia/Effetti collaterali leucemogeni dell'Idrissiurea?
Grazie per vostro prezioso supporto.
(Ivan)


Risposta

PREMESSA IMPORTANTE: QUESTO SPAZIO NON PUÒ ESSERE UTILIZZATO PER RICHIEDERE PARERI MEDICI SU SITUAZIONI PERSONALI O VALUTAZIONI SU DIAGNOSI E CURE IN CORSO. I RICERCATORI SI RISERVANO DI NON RISPONDERE A DOMANDE CHE ABBIANO COME OGGETTO GIUDIZI CLINICI PERSONALI.
Nella Policitemia Vera la terapia citoriduttiva è indicata nei pazienti ad alto rischio trombotico, definito da un'età superiore ai 60 anni oppure dalla presenza di pregressi eventi trombotici. La terapia citoriduttiva si basa generalmente sull'idrossiurea, farmaco vecchio ma ben gestibile, ben tollerato e con un buon profilo di tossicità. In seconda linea può essere utilizzato il ruxolitinib, riservato a pazienti refrattari o intolleranti all'idrossiurea. Altri farmaci utilizzabili comprendono l'interferone e altri agenti alchilanti simili all'idrossiurea, come il busulfano e il chlorambucil.


(19 ottobre 2020 - ore 18:09) - Paziente con Policitemia Vera

Bravissimi, secondo la vostra preziosa esperienza, anche se non ho 60 anni (54 e da 4 con policitemia vera) e sono in buone condizioni generali, con qualche acufeno e, talvolta, prurito ma con piastrine e globuli bianchi alti (820-15.23), posso ancora considerarmi a basso rischio e continuare ad utilizzare giornalmente Aspirina 100 mg e salassi al bisogno(4/5 anno)?
Anche altri valori non sono nella norma:
globuli rossi 7.38; val. rif. 4.50-5.70
emoglobina 13,1; val. rif. 15.5-17.0
ematocrito 46.8 val. rif. 40,0-52,0
MCV 63,4 val. rif. 80,0-95,0
MCH 17,8 val. rif. 27,0-32,0
MCHC 28,0 val. rif. 32,0-36,0
RDW CV 24,0 val. rif. 11,5-14,5
RDW SD 48,1 val. rif. 39,0-48,0
neutrofili 10,82 val. rif. 2,00-8,00
eosinofili 0,56 val. rif. 0,00-0,50
basofili 0,71 val. rif. 0,00-0,20
Con tale situazione necessita terapia citoriduttiva o meglio attendere fino a 60 anni, magari rischiando eventi vascolari o emorragici?
Ho letto da più parti che per i giovani è preferibile, come prima scelta l'interferone ed in proposito ho idee confuse: so che il pegilato è ben tollerato, che spesso dà risposte complete, ma da una vostra risposta ad un quesito ho appreso che il 2a e il 2b non verrà più commercializzato; trattasi del vecchio interferone dagli effetti collaterali disastrosi? Qual è il nome commerciale?
Ho appreso pure da voi che il pegilato è prescrivibile e a carico del SSN ma secondo la legge 648 del 96 ed è, quindi una prescrizione virtuale subordinata ad una burocrazia stancante, farraginosa e impossibile da onorare. Allora come e dove acquistarlo, sempre che sia economicamente accessibile ai cittadini normali, altrimenti non ci resta che la vetusta insuperata e insuperabile HU, purtroppo sempre in primo piano.
Vi ringrazio per la vostra attenzione. Cordialmente DEMETRIO.
(Demetrio)


Risposta

Premessa: questo spazio non può essere utilizzato per richiedere pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali.
In linea generale, nella Policitemia Vera la stratificazione del rischio trombotico si basa sull'età e sulla storia vascolare. Più precisamente, un paziente viene considerato al alto rischio se di età > 60 anni OPPURE in presenza di precedenti eventi vascolari di natura trombotica. Qualora non sia presente nessuno di questi fattori, il paziente viene considerato a basso rischio. In quest'ultimo caso, l'approccio terapeutico si basa su aspirina a basse dosi (in genere 100 mg QD) e salassi per mantenere un valore di ematocrito < 45%. Nei pazienti ad alto rischio, invece, è indicato il trattamento citoriduttivo, generalmente a base di idrossiurea (Onco Carbide).
Per quanto riguarda gli altri quesiti, andando con ordine:
- La remissione molecolare completa (condizione definita dalla non rilevabilità della mutazione del gene JAK2 alle indagini di biologia molecolare) è stata riportata in alcuni studi sull'interferone-alfa (principalmente la formulazione peghilata) in pazienti con policitemia vera. In particolare, uno studio di fase 2 che ha arruolato 43 pazienti con policitemia vera trattati con Pegasys (interferone alfa-2a pegilato) ha dimostrato l'ottenimento di una remissione molecolare completa duratura (anche in seguito alla sospensione del farmaco) nel 18% dei pazienti.
- Recentemente tramite procedura AIFA la terapia con interferone nella forma peghilata per la trombocitemia essenziale è diventata un'ulteriore opzione terapeutica, anche se, nell'elenco dei farmaci prescrivibili a carico del SSN ai sensi della legge 648/96, solo in caso di pazienti non candidabili ad altri trattamenti disponibili.
- Recentemente AIFA ha reso noto che l'approvvigionamento di alcune formulazioni di interferone alfa-2a e 2b verrà garantita fino all'ultimo trimestre dell'anno corrente, mentre la produzione dell'interferone alfa-2a in forma pegilata (Pegasys) dovrebbe cessare entro il 2026, secondo quanto dichiarato dall'azienda farmaceutica produttrice (Roche).
- Infine l'idrossiurea è senz'altro un vecchio farmaco usato da molto tempo. Tuttavia rappresenta un'ottima opzione terapeutica, estremamente maneggevole, complessivamente ben tollerata e con un ottimo profilo di sicurezza. È necessario inoltre ricordare che l'interferone, pur costituendo un'ottima alternativa terapeutica, ha un suo profilo di tossicità e alcuni potenziali rischi che vanno valutati caso per caso.


(19 ottobre 2020 - ore 8:06) - Paziente con mielofibrosi

Buongiorno e grazie per il vostro lavoro!
Sono affetto da circa 8 mesi da mielofibrosi anomala con l'unico effetto per ora di anemia trasfusione dipendente che viaggia su 7 punti di emoglobina. Non ho aumento di volume di fegato o milza, non patologie fisiche del tipo febbre, sudorazioni dimagrimento, globuli bianchi e piastrine nella norma, blasti nella norma. Mi curano con eritropoietina da due mesi, eparina da 1 mese, terapia antiggregante per evitare accumuli di ferro. Un mese fa ho avuto un episodio di perdita improvvisa e totale dell'udito e in contemporanea un primo episodio di aftosi dolorosissima.
Per l'udito niente da fare, sembra, ormai dopo varie cure, non recuperabile per l'aftosi. Invece riesco a guarire con sciacqui al cortisone ma al massimo dopo 10/12 giorni ricomincia. Ho avuto 3 episodi in appena 1 mese.
Vorrei sapere da voi se tutto questo ha una attinenza con la mia mielofibrosi dal momento che una coincidenza non mi sembra probabile. E inoltre come posso difendermi da altri episodi simili, penso soprattutto al grave problema all'udito!
Grazie.
(Giovanni)


Risposta

Premessa: questo spazio non può essere utilizzato per richiedere valutazioni a distanza su singoli casi.
In linea generale, la perdita improvvisa dell'udito può avere diverse cause. In un paziente con mielofibrosi, un simile evento potrebbe essere causato da un episodio trombotico o emorragico a carico delle strutture che costituiscono l'organo dell'udito. Tuttavia, è sicuramente necessario escludere altre cause decisamente più frequenti anche nei pazienti affetti da mielofibrosi, per cui si consiglia visita specialistica otorinolaringoiatrica. Per quanto riguarda l'aftosi orale, si tratta di un disturbo che si ritrova in maniera relativamente frequente nei pazienti con malattie oncoematologiche. Le possibili cause sono diverse, tra cui le più frequenti sono deficit vitaminici (vitamina B12, folati) e farmaci come l'idrossiurea.


(17 ottobre 2020 - ore 12:18) - Anemia in paziente con policitemia vera

73 anni. PV da 5 anni. Buon controllo emocromo con Oncocarbide, 500 mg al di. Insufficienza renale cronica 4° stadio. Ho sospeso da un mese oncocarbide perché Hb da 15 scesa a 10 con volume Grosso 110. Attualmente ancora 10. Piastrine 400.000, GB 9000. Chiedo se l'anemia relativa è segno di evoluzione in fibrosi midollo e/o di insufficienza renale. Sono state escluse cause di sanguinamento.
(Fabrizio)


Risposta

Premessa: questo spazio non può essere utilizzato per richiedere valutazioni a distanza su singoli casi.
In generale, la comparsa di anemia in pazienti con Policitemia Vera può avere diversa origine. Le cause più comuni comprendono le emorragie (generalmente acute), la tossicità da farmaco (come l'idrossiurea, frequentemente utilizzata per il trattamento di questa condizione e caratterizzata da una tossicità midollare che può esprimersi in maniera estremamente variabile da individuo a individuo in forma di anemia, piastrinopenia e leucopenia), l'evoluzione verso una forma di mielofibrosi.


(16 ottobre 2020 - ore 8:12) - Momelotinib

Buongiorno, sono affetto da mielofibrosi, assumo ruxolitinib ma che ha perso la risposta con diminuzione di emoglobina e piastrine. Mi hanno proposto di entrare nel protocollo momelotinib associato al danazolo, in quanto questo farmaco hanno assegnato alla struttura. Io sapevo del fedratinib e del pactrinib ma non di quest'altro farmaco.
Sono un po' titubante e vi chiedo qualche informazione su questo momelotinib.
Vi ringrazio anticipatamente.
(Donato)


Risposta

La riduzione del valore di emoglobina e piastrine non rappresenta necessariamente una perdita di risposta al ruxolitinib.
Per quanto riguarda il momelotinib, si tratta di un inibitore delle chinasi JAK1 e JAK2 con un profilo di efficacia simile a quello del ruxolitinib (il meccanismo d'azione è analogo). Nel protocollo sperimentale che li ha confrontati (SIMPLIFY-1), entrambi i farmaci sono risultati ugualmente efficaci nel ridurre le dimensioni della milza, mentre ruxolitinib si è dimostrato superiore per quanto riguarda il controllo dei sintomi associati alla malattia. Tuttavia, una quota di pazienti trattati con momelotinib ha avuto un miglioramento del valore dell'emoglobina, con riduzione del fabbisogno trasfusionale.
Relativamente al profilo di sicurezza, il momelotinib può determinare tossicità midollare (riduzione di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine), sebbene in misura minore rispetto al ruxolitinib, ed effetti avversi di natura gastrointestinale (nausea, diarrea, vomito), che sono generalmente ben gestiti con farmaci da banco e tendono a risolversi nel tempo.
Infine, in una minore quota di casi il trattamento con momelotinib può determinare una particolare forma di neuropatia periferica che si manifesta con disturbi sensitivi e in misura minore motori a carico degli arti inferiori e superiori.


(16 ottobre 2020 - ore 00:50) - Ruxolitinib e fibrosi midollare

Buongiorno,
ci sono evidenze che lo jakavi faccia diminuire la fibrosi midollare?
Grazie della risposta.
(Claudia)


Risposta

Ad oggi sono disponibili limitate evidenze a supporto di un'azione anti-fibrotica del ruxolitinib. Oltre a rari casi singoli riportati in letteratura scientifica, sono disponibili i risultati di uno studio relativamente recente condotto su 68 pazienti originariamente arruolati in uno studio di fase 1/2 e trattati con ruxolitinib. I dati emersi da questo studio suggeriscono che il trattamento con ruxolitinib di lunga durata è associato ad una probabilità maggiore di miglioramento o stabilizzazione e a una minore probabilità di peggioramento della fibrosi midollare in confronto al trattamento con farmaci tradizionali (idrossiurea, interferone, ecc.). In tal senso, il ruxolitinib potrebbe avere un ruolo nel migliorare o nel ritardare la progressione della fibrosi midollare, con un possibile effetto sulla storia naturale della malattia.
Nel complesso, tuttavia, i dati attualmente a nostra disposizione non consentono di affermare che il ruxolitinib ha un'azione antifibrotica chiara nei pazienti con mielofibrosi. Sono necessari studi ulteriori per verificare un simile effetto.


(15 ottobre 2020 - ore 23:07) - Mielofibrosi e ulcere agli arti inferiori

Volevo sapere se c'è relazione tra mielofibrosi e insufficienza venosa che porta ulcere agli arti inferiori.
(Patrizia)


Risposta

Non vi sono evidenze di un legame diretto tra mielofibrosi e insufficienza venosa e/o ulcere degli arti inferiori. L'idrossiurea, un farmaco frequentemente utilizzato per il trattamento della mielofibrosi e di altre malattie mieloproliferative croniche, ha come effetto collaterale la comparsa di ulcere dolorose a carico degli arti inferiori, in particolare gambe e caviglie. Inoltre, la trombosi venosa dei vasi profondi e superficiali degli arti inferiori può determinare la comparsa nel tempo di insufficienza venosa come conseguenza dello "sfiancamento" delle valvole venose che favoriscono il deflusso venoso.


(15 ottobre 2020 - ore 10:37) - Terapia con interferone

Buongiorno ricercatori, voglio porre una domanda.
Mio figlio 27-enne, affetto da trombocitemia essenziale MUTAZIONE CARL POSITIVA (1.300.000 piastrine) ha eseguito terapia inizialmente CON ANAGRELIDE 5 CP DIE con scarsi risultati, non riducendo in modo significativo le piastrine.
La terapia in corso è stata sostituita con INTRON A 0.25 ML SOTTOCUTE 3 gg alla settimana, prendendendo 1 cpr da 1 g mezzora prima di PARACETAMOLO.
Visto la diffusione del COVID19 vi chiedo, è il caso che inizi ora con l'interferone? Dovrebbe prima effettuare il vaccino antinfuenzale?
Cosa mi consigliate?
Grazie pe la risposta.
(Giovanna)


Risposta

Ad oggi non esistono controindicazioni all'utilizzo dell'interferone ricombinante in relazione all'epidemia da SARS-CoV-2.
La vaccinazione antinfluenzale è consigliata ma non necessaria prima dell'inizio del trattamento con interferone ricombinante.


(14 ottobre 2020 - ore 20:26) - Idrossiurea e vaccino per la febbre gialla

Buongiorno, oggi l'ematologa da cui sono in cura per policetemia vera mi ha cambiato la cura, perché ho superato i 60 anni di età. Invece della sola cardioaspirina mi ha aggiunto l'oncobarbide, ma nel bugiardino ho letto che questo medicinale non deve essere usato da chi ha ricevuto il vaccino per la febbre gialla. Io ho fatto questo vaccino una decina di anni fa circa: posso prendere l'oncocarbide o no?
Grazie, a presto.
(Lorenzo)


Risposta

La controindicazione si riferisce alla concomitante somministrazione dei 2 prodotti. Pertanto può assumere senza problemi l'idrossiurea.


(13 ottobre 2020 - ore 17:11) - Trapianto di midollo osseo e fibrosi midollare

La mielofibrosi le uniche guarigioni e trapianto che succede con la fibrosis midollare una volta vengono fatto trapianto sparisce questa fibrosi o solo se ferma quella che c'è e comincia a lavorare la parte non fibrotica?
(Mariana)


Risposta

Ad oggi il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenta l'unica opzione terapeutica con potenziale curativo nella mielofibrosi, essendo in grado di eliminare la popolazione di cellule malate ripristinando in genere il midollo osseo e facendo quindi regredire la fibrosi midollare.


(13 ottobre 2020 - ore 16:25) - Indicazioni al trattamento con ruxolitinib nella mielofibrosi

Buongiorno.
Ho una domanda da porvi per me basilare: visti gli innumerevoli effetti collaterali possibili del farmaco ruxolitinib e in assenza di sintomi sistemici propri della mielofibrosi, con quanti cm di milza ingrandita, ovviamente indicativamente in quanto non esiste protocollo in merito, è raccomandato tale farmaco? In altre parole: se la milza non produce sintomi avversi è giusto dare ruxolitinib in assenza di altri sintomi sistemici e con modico aumento della stessa e cioè meno di 5 cm dall'arcata costale e cioè 16 cm di lunghezza più o meno?
Grazie per la risposta.
(Margherita Giulia)


Risposta

Non è possibile indicare un valore di splenomegalia (sia palpatoriamente che ecograficamente) al quale è indicato il trattamento con ruxolitinib. Secondo le attuali linee guida nazionali ed internazionali, il ruxolitinib è indicato per il trattamento della mielofibrosi in:
- pazienti a rischio intermedio-2 e alto (definito secondo specifici modelli prognostici noti come IPSS e DIPSS) con splenomegalia severa (generalmente definita come una milza palpabile oltre i 15 cm dall'arcata costale) e/o sintomatica (cioè associata a sintomatologia dolorosa o da compressione di altri organi);
- pazienti a rischio intermedio-1 con splenomegalia severa e sintomatica oppure intolleranti/refrattari all'idrossiurea;
- pazienti con sintomatologia severa (definita da un punteggio al questionario MPN10 >44) o con prurito refrattario o con calo ponderale significativo non attribuibile ad altre cause.


(13 ottobre 2020 - ore 9:37) - Paziente con mielofibrosi e anemia

Buona giornata professori. Solo una domanda:
sono afflitto da mielofibrosi, forse da 6 mesi ma immediatamente la mia emoglobina è scesa a 6,5. Ho iniziato da 2 mesi iniezioni di eritropoietina, 2 a settimana e una sacca di eritrociti ogni 10 gg, ma la mia Emoglobina viaggia tra 8 e 7. Forse l'eritropoietina non funziona su di me e allora esiste un altro farmaco che mi aiuti a raggiungere livelli maggiori?
Grazie per la vostra risposta.
(Piero)


Risposta

L'anemia rappresenta una delle manifestazioni cliniche più tipiche e frequenti della mielofibrosi. Oltre al supporto trasfusionale, esistono diversi farmaci che possono trovare impiego nel trattamento dell'anemia nei pazienti con mielofibrosi, generalmente associati a tassi di risposta bassi e a breve durata della risposta: corticosteroidi, epoetine (analoghi ricombinanti dell'eritropoietina umana), immunomodulanti (thalidomide, lenalidomide), androgeni e loro derivati (come il danazolo).
Per quanto riguarda le epoetine, il loro impiego è associato a una probabilità di risposta variabile tra il 15 e il 40% a seconda degli studi. La probabilità di ottenere un miglioramento dell'emoglobina è maggiore se il livello basale di eritropoietina sierica è inferiore a 125 mU/ml e se il paziente non presenta fabbisogno trasfusionale. La risposta al trattamento con epoetine è generalmente atteso entro i primi 2-3 mesi di terapia, dopodiché è altamente improbabile ottenere una risposta, ed ha durata variabile ma comunemente comprese tra i 6 e i 12 mesi.


(10 ottobre 2020 - ore 7:23) - Mielofibrosi

Buongiorno vorrei sapere qual'è il farmaco più adatto a ridurre le cellule fibrotiche nel midollo. Grazie.
(Giovanna)


Risposta

Ad oggi non esistono farmaci in grado di revertire la fibrosi midollare nei pazienti con mielofibrosi primitiva o secondaria.


(9 ottobre 2020 - ore 5:45) - Sospensione terapia antiaggregante

Buongiorno, sono affetto da TE, diagnosticata nel 2004 e dal 2008 prendo l'oncocarbide ed oggi ne assumo 1500 mg/die. A seguito di un episodio di TIA ho dovuto sostituire la cardiaspirina con il Clopidogrel 75 mg una compressa/die. Per curare una ernia del disco dovrei eseguire interventi con inoculazioni di ozono-ossigeno assistiti da TAC e pur trattandosi di interventi molto poco invasivi il radiologo che li eseguirà afferma che sia consigliabile sospendere per due giorni la terapia antiaggregante anche se non sarebbe strettamente necessario. Lo posso fare?
(Luigi)


Risposta

La sospensione della terapia antiaggregante deve essere valutata dallo specialista che esegue l'intervento. Qualora la sospensione della terapia aggregante venga considerata necessaria, è possibile interrompere l'assunzione dell'antiaggregante almeno 3 (per l'aspirina) e 5 (per il clopidogrel) giorni prima dell'intervento, sostituendola con eparina a dose profilattica fino al giorno prima dell'intervento.


(8 ottobre 2020 - ore 9:25) - Trombocitemia essenziale

Buongiorno Dottori, affetto da TE, secondo voi la concomitanza di più fattori, come acufeni, stanchezza, visione offuscata, sbandamento, etc. significa che la malattia sta progredendo?
Grazie.


Risposta

I sintomi riferiti sono manifestazioni tipiche della trombocitemia essenziale. Non rappresentano un indice di progressione della malattia, tuttavia la loro persistenza può indicare uno scarso controllo sintomatologico e richiedere pertanto un aggiustamento del trattamento in corso.


(7 ottobre 2020 - ore 11:56) - Zinco picolinato

Buon giorno, ho 69 anni e soffro di Policitemia Vera dal 2017, per la quale assumo solo Cardioaspirina in quanto il mio ematocrito non supera il 45% ed il mio ematologo aspetta a iniziare la terapia con Oncocarbide non appena il mio ematocrito supererà la suddetta soglia, in quanto in passato sono stata sottoposta a chemioterapia per un raro linfoma splenico.
Desiderando assumere un integratore a base di zinco picolinato (Solgar) volevo chiedervi se ci sono eventuali controindicazioni.
Grazie per una vostra gentile risposta.
(Gabriella)


Risposta

Non vi sono controindicazioni all'utilizzo di zinco picolinato nei pazienti con policitemia vera. In generale, è possibile assumere qualsiasi integratore (alle dosi consigliate e sempre in associazione ad una dieta sana ed equilibrata) qualora non contengano ferro (anche in minime tracce).


(6 ottobre 2020 - ore 19:34) - Ginkgo biloba

Salve, 44 anni, sono affetto da politicemia, JAK2 positivo, attualmente faccio salassi all'occorrenza e prendo cardioaspirina; volevo sapere se era possibile utilizzare estratto di ginko biloba in foglie per tisane per fluidificare il sangue.
Grazie mille per la Vostra disponibilità.
(Antonio)


Risposta

Non esiste alcuna evidenza a supporto dell'uso di ginkgo biloba e suoi estratti nel trattamento della policitemia vera.


(6 ottobre 2020 - ore 06:21) - Trombocitemia essenziale e pseudoiperkaliemia

Buongiorno, ho 43 anni, TE CARL positivo e JAK2 borderline. Sono in attesa del controllo di routine a fine mese con l'ematologo. Nel frattempo ho eseguito gli esami del sangue. Al di là dell'incremento costante di piastrine (999) e globuli bianchi sempre un po' più alti rispetto ai valori normali, il potassio è risultato alto (5,6). Sono in cura con cardioaspirina e Torvast 10 per colesterolo. Può essere questo farmaco a fare alzare il potassio?
Grazie come sempre del vostro supporto per noi prezioso. Buon lavoro.
(Lucia)


Risposta

Nei soggetti con un numero elevato di leucociti e/o piastrine, come nei pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche, è talora riscontrabile un aumento del potassio nel sangue conseguente alla fuoriuscita del potassio dai globuli bianchi e/o dalle piastrine in seguito al prelievo ematico e/o alla coagulazione del sangue. Si parla in questo caso di pseudoiperkaliemia, un condizione non patologica che non richiede alcun intervento terapeutico. Tuttavia, allo scopo di escludere la presenza di altre potenziali cause di iperkaliemia (ovvero di un incremento dei valori di potassio nel sangue), è necessario confermare la condizioni di pseudoiperkaliemia, in genere attraverso il dosaggio del potassio nel plasma.


(5 ottobre 2020 - ore 00:25) - Policitemia vera e acufeni

Salve, soffro di politicemia e da qualche giorno soffro di acufeni e precisamente dei fischi all'orecchio sinistro... che vanno e vengono di giorno ma diventano forti la sera! Può dipendere dalla malattia?
Ci sono dei rimedi sia naturali che farmaci da assumere?
(Antonio)


Risposta

Il disturbo riferito prende il nome di acufene (o tinnito) e rappresenta un disturbo uditivo che si manifesta con la percezione soggettiva di rumori fastidiosi (come fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni, ecc.). Si tratta di una manifestazione clinica tipica della policitemia vera, principalmente correlabile all'aumento della viscosità ematica e/o della conta piastrinica.
Generalmente il trattamento con aspirina a basse dosi (100 mg al giorno) e il mantenimento di un valore di ematocrito <45% attraverso l'impiego di salassi e, quando indicato, di terapia citoriduttiva sono in grado di garantire il controllo del disturbo.
Le consiglio di rivolgersi al suo medico curante o ematologo di riferimento.


(3 ottobre 2020 - ore 16:32) - Mielofibrosi e vaccinazione antipneumococcica

Gentili ricercatori sento che si invita i cittadini ad effettuare oltre alla vaccinazione antinfluenzale anche il vaccino anti-pneumococco. Per i malati di mielofibrosi, da 5 anni con 75 anni di età, come me, è consigliabile questa doppia vaccinazione?
Cordiali saluti.
(Enzo)


Risposta

Attualmente non esistono linee guida ben definite per la politica vaccinale nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche. Sicuramente la vaccinazione antipneumococcica può essere presa in considerazione, specie in presenza di precedenti eventi infettivi significativi e/o asplenia funzionale, e non trova alcuna controindicazione.


(3 ottobre 2020 - ore 12:24) - Trombocitemia essenziale

Esistono casi in cui la trombocitemia essenziale scompare?
(Angela)


Risposta

La trombocitemia essenziale è una patologia cronica del midollo osseo e, come tale, non va incontro a risoluzione spontanea.


(2 ottobre 2020 - ore 19:47) - Policitemia vera e vaccino antinfluenzale

Salve, 44 anni, JAK2 positivo, politicemia vera, volevo sapere se era indicato fare il vaccino antinfluenzale contro il covid o non era indicato per i malati di politiicemia. Saluti.
(Antonio)


Risposta

Il vaccino antinfluenzale NON è controindicato nei pazienti con policitemia vera ed è altamente consigliato nei soggetti a rischio (età avanzata, patologie respiratorie, altre comorbidità, ecc.).


(2 ottobre 2020 - ore 15:39) - Trombocitemia essenziale e vaccinazione antinfluenzale

Salve, mi chiamo Sofia, ho 36 anni (sono un tecnico di radiologia medica) ed ho scoperto a 29 anni di avere la TE, vi scrivo per avere informazioni in merito al vaccino antinfluenzale che annualmente il personale sanitario è "obbligato" a fare, gli altri anni non ho avuto la possibilità di rifiutarmi, ma quest'anno a causa del COVID-19 ci stanno obbligando a vaccinarci, mi chiedevo se ci fossero delle controindicazioni per me, visto che ho la TE. Grazie.
(Sofia)


Risposta

Il vaccino antinfluenzale non è attualmente obbligatorio ma altamente raccomandato in soggetti direttamente o indirettamente a rischio, tra cui il personale sanitario. Non esistono controindicazioni in pazienti con malattie mieloproliferative croniche, per cui confermo l'utilità e l'indicazione del vaccino antinfluenzale nel suo caso.


(22 settembre 2020 - ore 21:35) - Beta2microglobulina

Ho 66 anni e sono affetto da TE JAK2 e assumo oncocarbide. Vorrei sapere quale possono essere le cause di una microgobulina alta: 3,28.
Vi ringrazio anticipatamente per il vostro interessamento.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore,
la beta2microglobulina è una proteina presente sulla superficie delle nostre cellule, coinvolta nei processi di riconoscimento e "dialogo" fra i nostri tessuti ed il sistema immunitario. Il suo rilascio (e quindi l'aumento dei suoi livelli circolanti, che si dosano con gli esami del sangue) aumenta in tutte le condizioni in cui c'è un'attivazione del sistema immunitario o un'aumentata proliferazione dei globuli bianchi (infiammazioni, infezioni, malattie autoimmuni, rigetto di un trapianto).
Dato che si tratta di una molecola di piccole dimensioni, la beta2microglobulina passa attraverso il filtro renale e poi viene quasi completamente riassorbita dalle strutture renali situate più a valle (i tubuli). Per questo motivo, alterazioni quantitative di questa proteina riflettono spesso oscillazioni della funzione del rene, anche lievi. Da quanto detto in precedenza, si tratta di un esame del tutto aspecifico; le consigliamo di discuterne con il suo medico curante, che potrà darle una risposta adeguata, che tenga conto della sua storia clinica e del risultato degli altri esami effettuati.


(19 settembre 2020 - ore 9:05) - Disturbi intestinali

Buongiorno, mi è stata rilevata una variazione del JAK2 per piastrine elevate 900 x1000/mcl, in cura iniziale con oncocarbide 2xdi, attualmente causa sostenuta stitichezza addebitata all'assunzione di oncocarbide, assumo una capsula di oncocarbide a giorni alterni e l'ultimo emocromo presenta i seguenti risultati:
Globuli bianchi: 6,41. x1000/mcl; Globuli rossi: 4.06. xmil/mcl; Emoglobina: 12.8. G/dl; Ematocrito 39.2%; MCV: 96.6 fl; MCH: 31.5 Pg; MCHC: 32.7 g/dl; RDW: 12.6%; PIASTRINE: 551x1000/mcl; Gran. Neutr.: 57.8% 3.70. x1000; Gran. Eosin.: 4.40% 0.28. x1000; Gran. Basof.: 0.60% 0.04.x1000; Linfociti: 28.2% 1.18x1000; Monociti: 9.00% 0.58x1000.
Rimane comunque una forma di stitichezza fastidiosa, cosa potrei fare per migliorare la situazione?
Sono graditi ulteriori consigli! Grazie!
(Rosy)


Risposta

Gentile signora,
non vi sono rimedi specifici legati alla presenza di una neoplasia mieloproliferativa e/o all'assunzione dell'idrossiurea (oncocarbide). Il suo sintomo, pertanto, può essere affrontato con tutti i rimedi classici, che comprendono la correzione delle abitudini alimentari, il movimento fisico regolare, un'adeguata idratazione quotidiana, fino ad arrivare a veri e propri presidi farmacologici, con diversi meccanismi d'azione, per i quali la rimandiamo alla discussione con il suo medico curante.
Fra l'altro, il suo curante potrà valutare se l'oncocarbide sia la sola motivazione alla base del suo disturbo.


(19 settembre 2020 - ore 00:09) - Rialzo dell'ematocrito e necessità di salassi

Ho 66 anni e sono affetto da trombocitemia essenziale. Ultimamente, ovvero da marzo scorso mi è stato prescritto di eseguire dei salassi al fine di contenere l'ematocrito entro i 45 mg. Faccio presente che dalle ultime analisi il valore in questione misurava 48,5 mentre i globuli rossi erano 4,67, il ferro totale 52 mg e ferritina 13 mg. Faccio presente che assumo 2 cps di oncocarbide al dì, le piastrine evidenziate nelle ultime analisi sono di 309.
Vi chiedo gentilmente un vostro parere circa l'opportunità di fare dei salassi mensili a fronte di questo quadro clinico.
Vi ringrazio anticipatamente per il vostro interessamento.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore,
purtroppo non possiamo esprimere pareri individuali sui singoli casi che ci vengono presentati. La visita ed il colloquio con il proprio medico di riferimento non è sostituibile ed è a quello che la rimandiamo per avere tutte le delucidazioni del caso in merito alla sua storia personale.
Con queste premesse, possiamo dirle che, come principio generale, una quota di pazienti affetti da trombocitemia essenziale con mutazione del gene JAK2 possono sviluppare nel corso del tempo un aumento dell'ematocrito e necessitare di salassi e/o modulazioni della terapia citoriduttiva in corso.
I diversi sottotipi di neoplasia mieloproliferativa, infatti, non costituiscono capitoli del tutto separati gli uni dagli altri, ma possiedono un certo grado di plasticità e possono talvolta assumere caratteri diversi rispetto a quelli originariamente presenti al momento della diagnosi.


(16 settembre 2020 - ore 6:34) - MDS/MPN

Buongiorno, non riesco a trovare nessuna notizia sui malati di malattia mieloide al limite fra mielodisplasia e sindrome mieloproliferativa, cioè con caratteristiche tipiche di ambedue le affezioni.
Vorrei sapere se sono conosciute o molto rare come mi è stato diagnosticato, quali sono gli ospedalo più specializzati per questo tipo di patologia multipla in Italia o all'estero, se ci sono cure e se la prognosi è piu severa.
Grazie per le notizie che mi potrete dare.
(Stefania)


Risposta

Gentile signora,
le neoplasie mielodisplastiche/mieloproliferative (MDS/MPN) sono un gruppo di patologie accomunate dal fatto di avere alcune caratteristiche tipiche delle sindromi mielodisplastiche (alterazioni della maturazione delle cellule midollari) e alcune caratteristiche tipiche delle neoplasie mieloproliferative (aumento della proliferazione delle cellule midollari). Come conseguenza, i pazienti che ne sono affetti possono presentare nel sangue venoso periferico una o più linee carenti (definite citopenie) accanto ad una o più linee incrementate (spesso si tratta di alcune sottoclassi dei globuli bianchi, inclusi i monociti, o delle piastrine).
In accordo con la classificazione dell'organizzazione mondiale della sanità, si riconoscono alcuni sottotipi di MDS/MPN: la leucemia mielomonocitica cronica, la leucemia mielomonocitica cronica giovanile, la leucemia mieloide cronica atipica, la neoplasia mielodisplastica/mieloproliferativa con sideroblasti ad anello e trombocitosi, e le MDS/MPN non ulteriormente classificabili. Ciascuna forma ha andamento clinico e prognosi diversa, per cui risulta difficile fare un discorso unitario in questa sede.
Il trattamento è anch'esso differente, comunque mutuato almeno in parte dall'esperienza maturata nel campo delle sindromi mielodisplastiche classiche e delle neoplasie mieloproliferative Philadelphia-negative.
Siamo certi che il suo Ematologo di riferimento saprà darle informazioni più accurate in relazione alla sua storia e alle sue caratteristiche.
Pur nella loro relativa rarità, queste patologie vengono abitualmente seguite nei centri che si occupano di neoplasie mieloidi come le MDS o le MPN.


(13 settembre 2020 - ore 23:43) - MPN non classificabile

Buongiorno, mentre vi scrivevo l'altro giorno, tornata a casa ho trovato mio marito disperato per aver perso improvvisamente l'uso totale di un orecchio.
Vi ricordo che: mio marito è affetto da sindrome di mieloproliferativa non classificabile e una emoglobina pari a 6/7. Vive con due iniezioni di eriproietina a settimana, vive con doppia sacca di trasfusione di editrici ti a settimana Inoltre, da alcuni giorni era tormentato da una stomatite. Sembra strana una semplice coincidenza Lei pensa come è che sia tutto collegato in qualche modo? E che il suo fisico stia cominciando a cedere?
Grazie della vostra professionalità e cortesia.
(Patrizia)


Risposta

Gentile signora,
comprendiamo la sua preoccupazione per la salute di suo marito, ma dobbiamo ricordarle che non possiamo esprimere pareri individuali sui singoli casi che ci vengono presentati. In relazione alla vostra situazione specifica, poi, il disturbo accusato da suo marito va a maggior ragione valutato clinicamente, di persona, per poterne definire l'origine e, di conseguenza, la terapia più appropriata.
Le consigliamo, dunque, di rivolgersi con sollecitudine ai vostri medici curanti, per una valutazione.


(11 settembre 2020 - ore 16:39) - Difficoltà diagnostiche

Buongiorno, a mio marito (settantenne,in ottima salute generale, mai una malattia) in giugno 2020 è stata diagnostica una sindrome mielodisplastica di tipo lieve (Emoglobina 10,50). Rifatte le analisi e la biopsia ossea e l'aspirato midollare in giugno. All'inizio di agosto l'emoglobina era scesa all'8,5 e a settembre a 6,9.
Inizio di terapia con Eprex e trasfusioni. Ora mio marito dipende dalle trasfusioni una volta a settimana e sembra che l'Eprex non faccia ancora effetto. Nel frattempo finalmente sono uscite le analisi fatte a giugno e la diagnosi si è modificata in sindrome mieloproliferativa non classificabile. Unici sintomi discreta proliferazione di fibrosi nel midollo e anemia grave. Milza nella norma, globuli bianchi e piastrine nella norma. Prognosi incerta unica terapia trasfusioni e eprex. Mio marito accusa stanchezza ovviamente preoccupazione ma nient'altro.
Vorrei sapere se c'è qualche altra cosa che si può fare e se si può azzardare una prognosi. Grazie
(Piera)


Risposta

Gentile signora,
purtroppo la medicina ci ha insegnato che i confini fra le singole categorie diagnostiche spesso non sono così netti. Dobbiamo sempre tenere a mente, infatti, che le singole diagnosi riflettono la nostra necessità di classificare i fenomeni che osserviamo, mentre la natura contempla tutto lo spettro di manifestazioni intermedie fra una condizione patologica ed un'altra.
In poche parole e per avvicinarci alla storia che lei ci ha presentato, può accadere che un singolo paziente presenti un quadro (clinico, emocromocitometrico e midollare) che si colloca al confine fra diverse patologie, come possono essere alcuni tipi di sindrome mielodisplastica (con fibrosi) e alcuni tipi di neoplasia mieloproliferativa non ulteriormente classificabili.
Non possiamo esprimerci in dettaglio sul caso di suo marito, perché non abbiamo a disposizione tutti i dati necessari e le nostre risposte in questo spazio non si possono sostituire ad una visita ematologica vera e propria, ma possiamo dirle alcuni concetti generali, validi anche nel vostro caso.
Questi quadri clinici spesso vengono affrontati in relazione al problema clinico prevalente, che in questo caso è l'anemia con fabbisogno trasfusionale. Il trattamento è largamente influenzato da quanto storicamente sperimentato nel campo delle mielodisplasie, dove l'eritropoietina ricombinante è un cardine delle cure già da molti anni.
Il nostro consiglio è quello di discutere con il vostro ematologo di riferimento in merito ai vostri dubbi, e discutere insieme a lui non solo del dato midollare, ma anche dei risultati dei test genetici eventualmente eseguiti, che possono essere un valido aiuto per orientare correttamente la diagnosi e anche per valutare altri trattamenti e/o arruolamento in trial clinici.


(10 settembre 2020 - ore 9:32) - Principi generali della terapia delle MPN

L'uso per tutta la vita di oncocarbide ha più valore di profilassi rispetto al rischio trombotico, che di vera terapia. Considerato che il numero delle piastrine non correla entro certi limiti con tale rischio, perché non si usano antiaggreganti?
(Piera)


Risposta

Gentile signora,
il trattamento con idrossiurea (oncocarbide) è mirato a ridurre il rischio vascolare, quindi agisce come intervento profilattico: profilassi primaria, in pazienti che non hanno mai avuto un evento vascolare, ma che sono ad altro rischio per altri parametri (come l'età); profilassi secondaria, in pazienti che hanno già avuto un evento, per ridurre il rischio di recidiva.
La terapia con antiaggreganti viene ampiamente usata nell'ambito delle MPN, da sola o in associazione alla terapia citostatica, in base alle caratteristiche del singolo paziente.
Cogliamo l'occasione per sottolineare che gli effetti dell'idrossiura non si limitano ad un controllo numerico (ossia quantitativo) delle piastrine, ma comprendono effetti favorevoli su altri "attori" che prendono parte al fenomeno della trombosi.


(9 settembre 2020 - ore 21:02) - Quadro istopatologico della trombocitemia essenziale

Vi ringrazio molto per la sollecita risposta. Nel referto compare quanto segue: "megacariociti maturi, aumentati in numero, polidimensionali, con nuclei iperlobulati per lo più isolati e in brevi cluster lassi".
Una simile descrizione, in riferimento ai megacariociti, è coerente con la diagnosi di Trombocitemia essenziale?
(Alessandro)


Risposta

Gentile signore,
le confermiamo quanto detto nella nostra precedente risposta in merito alle alterazioni, di numero e morfologia, che caratterizzano i megacariociti dei pazienti affetti da trombocitemia essenziale.
Allo stesso tempo cogliamo l'occasione per ricordare che la diagnosi di una neoplasia mieloproliferativa è sempre frutto di un'integrazione di più parametri, come testimoniato dagli stessi criteri WHO. Quindi alcuni parametri rilevati grazie alla biopsia ossea possono essere coerenti con una particolare diagnosi solo nel giusto contesto clinico.


(9 settembre 2020 - ore 12:23) - Significato di alcuni parametri midollare

Buongiorno, vorrei sapere se nella TE i megacariociti sono sempre grandi oppure possono essere polidimensionali. Nel referto della mia biopsia ossea compare la seconda dicitura.
Vorrei inoltre domandarvi un vostro commento a queste frasi sempre riprese dal referto: "lacune osteo-midollari ben rappresentate con soffusioni emorragiche; popolazione cellulare globale disomogenea circa 40%; serie patrimoniali presenti e maturanti (G:E=1:2)".
Cordiali saluti.
(Alessandro)


Risposta

Gentile signore,
generalmente i megacariociti nella trombocitemia essenziale sono di grandi dimensioni e con aspetto maturo. Un certo grado di variabilità nell'aspetto e nelle dimensioni può essere presente, anche se è più spiccato in altre forme di mpn, come la policitemia vera (dove più spesso si ritrovano forme di megacariociti di dimensioni diverse) o nella mielofibrosi (dove troviamo, per definizione, cellule con aspetti morfologici più atipici). Nella trombocitemia essenziale è tipico un aumento della lobatura dei nuclei dei megacariociti: non avendo a disposizione il suo referto, le chiediamo di controllare se l'aggettivo "polidimensionali" non si riferisca ai nuclei, ad esempio.
La restante porzione della sua domanda riporta la presenza di soffusioni emorragiche, che sono spesso conseguenza del trauma legato all'esecuzione stessa della biopsia. Il rapporto G:E (espresso anche come M:E) è un'espressione quantitativa delle cellule della linea granulopoietica (o mieloide) rispetto a quelle della linea eritropoietica, e rientra fra gli indicatori comunemente riportati nei referti delle biopsie midollari. In poche parole esprime il rapporto fra le cellule deputate a produrre globuli bianchi e cellule deputate a produrre globuli rossi.


(7 settembre 2020 - ore 22:29) - Poliglobulia JAK2 negativa

In presenza di poliglobulia persistente, un JAK2 di riscontro inizialmente negativo, si può positivizzare a distanza di anni? Grazie per la risposta.
(Michele)


Risposta

Gentile signore,
generalmente il test per la ricerca della mutazione del gene JAK2 viene effettuata solo una volta, nel corso degli accertamenti necessari per chiarire l'origine di una poliglobulia. Vi sono alcune possibilità in cui potrebbe essere offerta l'opzione di un secondo test a distanza di tempo: la sensibilità dei metodi utilizzati qualche anno fa era inferiore alla sensibilità degli strumenti che utilizziamo correntemente, per cui si potrebbe ripetere la ricerca nel caso in cui il primo test fosse stato eseguito molti anni fa. Oppure, potrebbero essere ricercate le mutazioni a carico dell'esone 12, se non effettuate in precedenza. Nessuna delle due circostanze, tuttavia, riflette una "positivizzazione" successiva, ma solo un diverso metodo ed una diversa accuratezza nella ricerca.


(7 settembre 2020 - ore 15:57) - Leucemia mielomonocitica cronica

Buongiorno, mia madre di 72 anni è affetta da L.M.M.C, con blasti al midollo 5%; volevo sapere che terapie sono più indicate, se la ricerca ha fatto passi avanti per questa leucemia particolare (mielomonocitica). Meglio azaticidina e Venetoclax o oncocarbide? In base a cosa si sceglie una terapia piuttosto che un'altra?
Grazie.
(Rosanna)


Risposta

Gentile signora,
la leucemia mielomonocitica cronica, pur essendo una neoplasia mieloide, non rientra fra le neoplasie mieloproliferative Philadelphia-negative a cui questa sezione è dedicata.
Come principio generale, il suo trattamento farmacologico si fonda su agenti citostatici (come l'idrossiurea), in particolare nei casi a fenotipo "proliferativo", e su farmaci ipometilanti, mutuati dall'esperienza maturata nel campo delle sindromi mielodisplastiche. Il trattamento, poi, comprende varie opzioni che rientrano nella terapia di supporto (eritropoietina, terapia chelante per il ferro).
Come in altri ambiti dell'ematologia e, in generale, della medicina, la terapia viene scelta in base ad un giudizio integrato che tiene conto delle caratteristiche individuali del paziente e della sua malattia.


(7 settembre 2020 - ore 15:05) - Interpretazione della biopsia ossea

Salve,
scrivo per mia madre (71 anni) a cui le è stata diagnostica Trombocitemia Essenziale con JAK2+.
Nei giorni scorsi ha ritirato l'esito BOM effettuato nell'ultimo periodo, con il seguente esito: Midollo osseo con cellularità pari al 20%, ipocellulare per l'età, in cui le normali linee maturative sono presenti ma ridotte. E' presente iperplasia dei megacariociti che talora formano clusters. Le cellule blastiche (CD34+) sono inferiori al 3%. La trama reticolinica è costituita da un disperso network di fibre, con aree focali in cui si intersecano (Grado MF-1; modified WHO 2008 grading system, Histopathology 2015).
L'esito sopraindicato BOM è compatibile con la precedente diagnosi di Trombocitemia Essenziale oppure è riferibile ad altra neoplasia mieloproliferativa?
Grazie.
(Roberto)


Risposta

Gentile signore,
si arriva ad una diagnosi corretta del sottotipo di neoplasia mieloproliferativa tramite un'integrazione di più risultati: l'esame obiettivo del paziente, i suoi sintomi, i dati di laboratorio (non soltanto l'emocromo), i risultati dei test genetici ed i dati istopatologici, ossia quelli che derivano dalla biopsia ossea.
Con queste premesse, ricordandoci che non possiamo dare giudizi a distanza o valutare i singoli casi che ci vengono presentati, possiamo dirle che, generalmente, nella trombocitemia essenziale il midollo mostra una normale cellularità, un incremento numerico limitato alla linea dei megacariociti, che presentano caratteristiche peculiari (sono maturi, di grandi dimensioni, con nucleo iperlobato e con tendenza a formare clusters lassi), mentre il reticolo è molto spesso nella norma o solo raramente leggermente aumentato.
Alcuni dati, come la cellularità, possono essere influenzati, fra le altre cose, anche dalla zona dell'osso che viene ad essere campionata.
Fra i dati che lei ci ha riportato mancano informazioni sulla morfologia dei megacariociti e sui clusters (densi o lassi).
La invitiamo, dunque, a discutere l'esito della biopsia con il vostro ematologo di riferimento in occasione della prossima visita o del prossimo colloquio, alla luce dell'intera storia clinica di sua madre (terapie ricevute, tempo intercorso fra l'esordio e questa biopsia, altre patologie o altri trattamenti che possono influenzare il quadro midollare).


(6 settembre 2020 - ore 18:41) - Leucemia mieloide cronica atipica

Buongiorno,
mia madre, 64 anni, ha una sindrome mieloproliferativa cronica Philadelphia negativo JAK2 negativo simile a leucemia mieloide cronica atipica. In cura da 3 mesi con oncocarbide, globuli bianchi in discesa da 200.000, arrivati perché non trattati, adesso sono a 39.000 (ci siamo accorti casualmente con un emocromo che generalmente per causa tiroide mia madre ripete ogni sei mesi).
Volevo sapere che aspettative si hanno per questa malattia, si può sperare in farmaci di supporto?
(Emanuela)


Risposta

Gentile signora,
abbiamo certamente a disposizione farmaci per trattare la leucemia mieloide cronica atipica. Tuttavia, a differenza di altre malattie, non disponiamo di una medicina specifica, disegnata in base alle caratteristiche di questa patologia.
Infatti, abbiamo a che fare con un disordine piuttosto raro e complesso, sia sul piano genetico (dato che può presentare diverse mutazioni, a differenza della leucemia mieloide cronica classica), sia sul piano clinico. Globalmente, il trattamento viene strutturato in base ad alcuni parametri, primo fra tutti la possibilità di procedere con un trapianto allogenico. Negli altri casi, si procede con terapie utilizzate in altre neoplasie mieloidi, come gli agenti ipometilanti (usati spesso nelle sindromi mielodisplastiche), l'interferone (usato spesso nelle neoplasie mieloproliferative), l'eritropoietina (per migliorare l'eventuale anemia) e/o farmaci come l'oncocarbide, per controllare i globuli bianchi, che possono essere anche molto elevati.
Non potendo esprimere un parere su sua madre e sulla sua situazione clinica, la invitiamo a discutere con i vostri ematologi di riferimento in merito al suo piano di trattamento.


(6 settembre 2020 - ore 11:25) - Eventi avversi da oncocarbide

Gli effetti secondari da oncocarbide (es. astenia, alopecia, distrofie) quanto sono dose e tempo dipendenti?
(Piera)


Risposta

Gentile signora,
gli eventi avversi legati all'utilizzo dell'idrossiurea (oncocarbide) sono molto probabilmente dovuti alla coesistenza di più cause e, quindi, non seguono regole precise.
Il discorso sull'astenia è più complesso, perché può risentire della presenza stessa della malattia ematologica e può variare in base al sottotipo, può essere influenzato dall'età, dal sesso, dal grado di anemia e da possibili malattie coesistenti. E' difficile, dunque, stabilire in che percentuale derivi da uno specifico trattamento e dalle sue caratteristiche.
D'altra parte, invece, gli eventi avversi di natura cutanea sono piuttosto tipici e ben descritti: pur ricordando nuovamente che si tratta di fenomeni che non obbediscono a regole ben precise, vi sono alcune manifestazioni che possono presentarsi anche molto precocemente durante il trattamento, come ad esempio le afte al cavo orale o le eruzioni legate all'esposizione solare (per la quale ricordiamo che esistono raccomandazioni molto importanti da conoscere e seguire).
Vi sono, poi, quadri che insorgono più facilmente dopo esposizione protratta al farmaco, come le ulcere agli arti inferiori, che interessano principalmente la zona perimalleolare: dalla letteratura scientifica in questo settore sappiamo che le ulcere tendono a presentarsi dopo una mediana di 5 anni di trattamento, ad una dose - sempre mediana - di 1 g/die.


(5 settembre 2020 - ore 14:52) - Mpn e covid-19

Buongiorno,
ho letto che il prof. Barbui sta seguendo un trial per verificare l'impatto del covid-19 su pazienti con malattie mieloproliferative. Ci sono già dei risultati? Questi pazienti, nel caso contraggano il covid-19, hanno un rischio maggiore di sviluppare una malattia più grave?
Grazie mille.
(Claudia)


Risposta

Gentile signora,
ad oggi i risultati dello studio coordinato dal prof. Barbui non sono ancora stati resi noti, ma vi aggiorneremo non appena disponibili.


(5 settembre 2020 - ore 12:51) - Cessata produzione e commercializzazione di alcune formulazioni di interferone

Mio padre di anni 65 è affetto da mielofibrosi idiopatica (mf2) con trombocitopenia. Esordio malattia 63 anni, IPSS 1, con leucocitosi e trombocitosi. Poi Hgpenia e piastrinopenia.
(Daniel)


Risposta

Si sottolinea che non vengono espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso.
I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.


(3 settembre 2020 - ore 19:50) - Cessata produzione e commercializzazione di alcune formulazioni di interferone

Gentili dottori,
ho 48 anni e sono affetta da Trombocitemia Essenziale, CARL, tipo 2 dal 2017. In terapia con interferone alfa 2b dopo aver inutilmente provato l'oncocarbide. Sono stata informata che il suddetto farmaco non verrà più commercializzato a partire dal settembre 2020. Volevo sapere da voi quali strade percorrere per continuare a fruire di questo farmaco.
Oltre ad AIC MSD B. V. esistono altre case farmaceutiche da cui poter reperire il farmaco? Per me è una questione vitale.
Grazie per la vostra risposta.
(Costanza)


Risposta

Gentile signora,
aifa ha reso noto nei mesi scorsi che l'approvvigionamento di alcune formulazioni di interferone alfa 2a e alfa 2b verrà garantita fino all'ultimo trimestre dell'anno corrente, mentre la produzione dell'interferone alfa 2a in forma pegilata (a lungo rilascio) dovrebbe cessare entro il 2026, secondo quanto dichiarato dall'azienda produttrice (roche).
Molto recentemente aifa ha inserito l'interferone in forma pegilata nell'elenco dei farmaci prescrivibili a carico del sistema sanitario nazionale, nell'ambito della legge 648 del '96: dunque, disponiamo di un'opzione terapeutica in più, sia per i pazienti già in trattamento con interferone (con beneficio e buona tolleranza), sia per i potenziali, futuri candidati.
Le consigliamo di discutere con il suo ematologo di riferimento in merito all'opzione migliore per lei. Vogliamo, poi, rassicurarla dato che è possibile che altre aziende nel prossimo futuro si dedichino alla produzione di questi farmaci ed è altrettanto plausibile che aifa preveda meccanismi di importazione o diverse strategie di approvvigionamento.


(2 settembre 2020 - ore 20:41) - Aspettativa di vita nella trombocitemia essenziale

Buon giorno affetto da trombocitemia essenziale JAK2 cd positivi inferiori al 5% circa il 3%, mf-0 piastrine che oscillano tra le 500 e le 640, ematocrito 49, in cura presso l'ospedale San Martino di Genova; anni 44, malattia scoperta da 4 anni che aspettativa di vita potrei avere?
(Marco)


Risposta

Gentile signore,
le ricordiamo che i dati che noi medici riportiamo quando si parla di sopravvivenza derivano da calcoli effettuati su popolazioni eterogenee. Si tratta, quindi, di una media e non di una previsione che si possa applicare ai singoli soggetti che di volta in volta incontriamo nella nostra pratica clinica.
Con queste premesse, è stato stimato che l'aspettativa di vita per i pazienti giovani (con meno di 60 anni) affetti da trombocitemia essenziale sia superiore ai 30 anni.
Cogliamo l'occasione per sottolineare in tal senso l'importanza di un corretto stile di vita (in termini di attività fisica, astensione dal fumo, controllo dei fattori di rischio tradizionali in campo cardiovascolare) e l'aderenza ai trattamenti prescritti.
Ad oggi sappiamo per certo che un corretto stile di vita, con una buona aderenza alla terapia, riduce il rischio di trombosi e di eventi cardiovascolari e quindi impatta positivamente sulla qualità di vita.


(2 settembre 2020 - ore 19:12) - Interazione farmacologica

Esistono interazioni importanti fra la terapia con levodopa e dopaminoagonisti (per Parkinson) e oncocarbide per sindome mieloproliferativa cronica?
(Vilma)


Risposta

Gentile signora,
non siamo a conoscenza di interazioni significative fra i due farmaci. Per qualsiasi dubbio inerente la terapia che è stata prescritta (a lei o ad uno dei suoi cari), le consigliamo ad ogni modo di rivolgersi al vostro ematologo di rifermento.


(1 settembre 2020 - ore 21:55) - Ripetizione della biopsia osteomidollare

Salve egregi ricercatori, ho bisogno di un vostro parere:
praticamente mio marito dopo tre anni dalla scoperta della sua malattia, la trombocitemia essenziale, JAK2 positivo, la sua ematologia in questi giorni gli ha fatto rifare la biopsia osteomidollare perché vuole rivalutare la sua malattia e questo dopo aver visto la sua ultima ecografia addominale dove gli hanno riscontrato l'epatosplenomegalia, mentre le sue ultime analisi sono queste: wbc 11.8, nei 8.42,linfo 1.94, mono 1.01, eos .443, baso .27 wvf .998, neu% 71.2, linfo% 16.4, MONO 8.55, EOS% 3.66, baso%, RBC 6.68, HCT 47.4, MCH 21.1, RDW 15.6, HGB 14.1, MCV 71.0, MCHC 29.7, PLT 1056, PDW 16.5, MPV 7.16, PCT .756, lattico deidrogenasi 230.
Lui di terapia fa solo salassi, cardirene 75, terapia per la pressione arteriosa alta, e ultimamente dolori muscolari alle gambe dove per sicurezza gli hanno fatto l'ecodoppler alle gambe per scongiurare una trombosi venosa profonda che per fortuna l'esito e negativo. Lui non fa nessuna terapia per il momento visto che l'unica volta che ha fatto l'oncocarbide per tre mesi la sua dottoressa ha deciso di sospendere per abbassamento dell'emoglobina.
La mia domanda è questa: per rifare la BOM la sua malattia sta cambiando? Sono un po' preoccupata, mi scuso per il prolungamento della mia lettera ma ho molta fiducia in voi.
Grazie mille per una vostra risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora,
generalmente la biopsia osteomidollare viene proposta quando si sospetta un possibile cambiamento della malattia, sulla base di uno o più parametri, quali i valori dell'emocromo, l'aumento delle dimensioni della milza (che si può notare al momento della visita o essere evidenziato tramite ecografia, come nel caso di suo marito) e/o sintomi riferiti dal paziente (quali sudorazioni notturne, perdita di peso involontaria, dolori o febbre non altrimenti spiegabile).
Come certamente avrete avuto modo di discutere con i vostri ematologi di riferimento, la trombocitemia essenziale può evolvere in una forma di mielofibrosi secondaria: da questo punto di vista, il quadro midollare è un dato imprescindibile.
Comprendiamo la sua preoccupazione, ma la invitiamo a considerare l'importanza di avere una diagnosi accurata e aggiornata, per scegliere di volta in volta gli interventi terapeutici più appropriati.


(31 agosto 2020 - ore 22:42) - Recupero da un trauma ortopedico

Salve, (38 anni) ho la TE in cura solo con cardirene (piastrine a 700 e doppia mutazione JAK2 e CARL). A seguito di una caduta la RM al ginocchio indica "ampia area di alterato segnale della spongiosa della tuberosita tibiale, ad aspetto iperintenso nelle immagini lungo, da edema midollare per lesione da impatto".
Il recupero e il riassorbimento dell'edema è più lungo per me a causa della TE e del cardirene? La caduta è avvenuta 2 mesi fa, ma il mio ginocchio non è ancora a posto (per completezza: ossa, legamenti e cartilagini non hanno subito problemi).
Grazie mille.


Risposta

Gentile signore,
l'edema del tessuto midollare, secondario ad un evento traumatico, non è sensibilmente influenzato né dalla conta piastrinica, né dalla terapia antiaggregante con il cardirene.
Le auguriamo che i disturbi si risolvano presto e che il recupero sia completo.


(27 agosto 2020 - ore 21:39) - Oncocarbide e aumento delle piastrine

Buonasera,
è possibile che il trattamento con oncocarbide possa far rialzare il numero delle piastrine? Mi spiego meglio: da circa un mese mi è stata diagnosticata una malattia mieloprolificativa stadio primario. Le piastrine erano arrivate a 700 con oncocarbide 3 al giorno... quando i medici che mi hanno in cura (da 10 giorni circa) hanno deciso di far proseguire così la terapia: 3 oconcarbide al giorno fino al venerdì... e 2 sabato e domenica.
Inoltre prima dell'ultimo controllo ho avuto un ematoma molto evidente alla gamba, potrebbe darsi che sia questo il motivo del rialzo delle piastrine?
Grazie.
(Fabio)


Risposta

L'idrossiurea (Oncocarbide) è un analogo dell'urea che blocca la sintesi del DNA e quindi determina soprattutto mielosoppresione. Questo comporta che esso non determina un aumento della conta delle piastrine, ma piuttosto un calo. La mancata riduzione della conta piastrinica in questo caso potrebbe essere legato ad un caso di resistenza o inefficacia del farmaco che seppur raramente talvolta si osserva nei pazienti con neoplasie mieloproliferative.


(26 agosto 2020 - ore 8:48) - Oncocarbide e progressione di malattia

Buongiorno dottori. Il trattamento citoriduttivo con Oncocarbide nella TE serve a rallentare o a bloccare la progressione verso Mielofibrosi? Grazie.
(Maria)


Risposta

La terapia con oncocarbide (idrossiurea) è indicata nel controllo della proliferazione delle cellule del sangue nei pazienti ad alto rischio trombotico (età > 60 anni e/o pregresso evento trombotico) o emorragico (conta delle piastrine >1.500.000/ul). Ad oggi nessun farmaco per il trattamento delle neoplasie mieloproliferative croniche è in grado di ridurre il rischio di progressione a mielofibrosi o alla fase blastica di malattia.


(21 agosto 2020 - ore 14:18) - Idrossiurea per uso enterale

Trombocitemia essenziale, accertata mutazione JAK2 disfagica con nutrizione enterale, come somministrare Oncocarbide 500 cps os senza rischio ab ingestis?
(Gaetano)


Risposta

Purtroppo non sono disponibili dati specifici sull'uso di idrossiurea per via enterale. Secondo la scheda tecnica, la formulazione disponibile (capsule) contengono comunque il farmaco in polvere non solubile in acqua.


(19 agosto 2020 - ore 18:07) - Ruxolitinib nella policitemia vera

Buongiorno, soffro di policetemia vera post TE, evoluta nel 2018. Da marzo 2019 sono in cura con ruxolitinib con dosaggio di 15 mg 2 volte al giorno. Tollero molto bene il medicinale, anche se abbiamo provato prima con una dose da 10 mg, 2 volte al gg, poi con una dose da 20 mg 2 volte al dì, periodo durante il quale mi sentivo molto debole, per poi stabilizzarci con 15 mg, sempre due volte al dì.
Durante l'ultima visita l'emoglobina è arrivata a 10,6 e incomincio ad avere stati di debolezza. A questo punto mi chiedo se l'emoglobina bassa possa comportare affaticamento e quali potrebbero essere le possibili soluzioni, dato che questo stato l'ho avvertito anche quando il dosaggio mi è stato aumentato; abbassarlo a 10 mg, 2 volte al giorno, potrebbe portare benefici?
Ringraziandovi della cortese risposta, cordialmente saluto.
(Amerigo)


Risposta

Il ruxolitinib, un inibitore della via di segnale di JAK2 (ma anche di JAK1), viene utilizzato nella policitemia vera per il controllo dell'ematocrito, dei sintomi associati alla malattia e alla splenomegalia se presente. Nella policitemia vera, di solito viene somministrato a 10 mg per via orale 2 volte/die, a condizione che si verifichi una risposta senza tossicità. Il dosaggio massimo permesso, nei caso in cui non si raggiunga una risposta ematologica, è 25 mg due volte al giorno; tuttavia dosaggio superiori a 10 mg x 2 al giorno si possono associare ad una tossicità midollare che risulta nella comparsa di anemia, piastrinopenia e talvolta calo dei globuli bianchi (leucopenia). Il dosaggio di 10 mg x 2 al giorno è stato dimostrato sufficiente a controllare i sintomi ed avere una riposta anche sulla splenomegalia.
La tossicità ematologica (e quindi anche la comparsa di anemia) è particolarmente evidente nei primi 6 mesi di trattamento e tende a ritornare a valori normali o di poco sotto l'intervallo di normalità. Il senso di stanchezza che riferisce può effettivamente essere legato al calo dell'emoglobina (anemia). Normalmente si tende a mantenere il dosaggio invariato fino a valori di emoglobina pari a 10 g/dl.


(19 agosto 2020 - ore 15:54) - Diagnosi di evoluzione mielofibrotica

Buongiorno, 46 anni, diagnosi di TE dall'anno scorso, ma sicuramente soggetto alla malattia da alcuni anni con sintomatologia aspecifica.
Vorrei domandarvi se nella storia clinica della malattia è possibile un ingrossamento splenico senza evoluzione in mielofibrosi o se questo, anche moderato, è sempre spia di una malattia che si evolve in senso fibrotico.
Grazie per l'eventuale risposta.
(Alessandro)


Risposta

Seppure con frequenza diversa, anche le altre neoplasie mieloproliferative croniche possono, nel corso della loro storia naturale, evolvere verso una fase mielofibrotica avanzata (mielofibrosi secondaria). Tale evoluzione è relativamente frequente nella PV, ove è riportata una frequenza di evoluzione mielofibrotica pari a circa il 20-25%; al contrario si tratta di una evenienza molto più rara nella TE.
In entrambi i casi, la classificazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità (WHO) ha previsto criteri diagnostici rigorosi di tipo morfologico e clinico. In particolare, i due criteri diagnostici maggiori prevedono una diagnosi di PV o di TE precedentemente formulata e la documentazione di un grado di fibrosi moderato o severo (MF-2 o MF-3). La diagnosi di evoluzione mielofibrotica richiede anche la presenza di almeno 2 criteri diagnostici minori di tipo clinico e/o morfologico, che consistono nello sviluppo di anemia, splenomegalia, sintomi costituzionali, incremento dei livelli di LDH e leuco-eritroblastosi. Quindi la sola presenza di splenomegalia non permette di porre diagnosi di evoluzione e soltanto se associata ad altri criteri può rappresentare una spia di progressione.


(18 agosto 2020 - ore 14:04) - Mielofibrosi prefibrotica

Nel 2006 ho effettuato la mia prima BOM a causa di un elevatissimo numero di plt e venne già fuori una fibrosi primaria, ma con JAK2 negativo venni classificata come TROMBOCITEMIA ESSENZIALE IN FASE PREFIBRITICA. Avevo solo 20 anni. Quest'anno ho ripetuto la BOM ed è stata confermata la MIELOFIBROSI con conseguente mutazione del JAK2 e con splenomegalia di 18 cm. Oggi ho 33 anni.
Considerando che queste patologie solitamente colpiscono persone molto più "adulte" sapete fornirmi qualche informazione in più al riguardo? Durante la gravidanza (sono mamma da 2 anni e mezzo) sembrava tutto sparito...
Potrei affrontare una seconda gravidanza?
(Marissa86)


Risposta

Negli ultimi anni i criteri proposti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) per fare diagnosi di neoplasia mieloproliferativa cronica (NMP) hanno subito delle modifiche in quanto hanno integrato tutte le nuove informazioni rilevate in campo molecolare e clinico.
Nel recente aggiornamento classificativo dell'OMS del 2016, ci si è sforzati di definire con precisione i criteri diagnostici, clinici, morfologici e molecolari utili per distinguere questa fase iniziale della malattia dalla fase fibrotica avanzata (overt-MFP) ma soprattutto dalla trombocitemia essenziale che da un punto di vista degli esami di laboratorio è sostanzialmente sovrapponibile. Nel 2006 infatti non esisteva ancora una definizione corretta di mielofibrosi prefibrotica e come dimostrato da molti studi, alcuni casi inizialmente diagnosticati come trombocitemia essenziale con un iniziale grado di fibrosi midollare sono state successivamente riclassificate come mielofibrosi prefibrotica. Questo potrebbe spiegare l'incongruenza che lei riferisce tra la diagnosi del 2006 e quella di questo anno.
Durante la gravidanza a causa dell'emodiluizione (un fenomeno che si osserva normalmente in tutte le gravidanze) i valori dell'emocromo possono normalizzarsi ma questo rappresenta soltanto una momentanea diluizione del sangue. Le patologie mieloproliferative croniche sono associate ad un aumentato rischio di complicanze trombotiche durante o subito dopo la gravidanza; tuttavia questo non rappresenta una controindicazione assoluta ad affrontare una nuova gravidanza. Proprio a causa del rischio trombotico le gravidanze in corso di NMP sono considerate a rischio e richiedono un percorso ben definito in cui il ginecologo e l'ematologo (meglio se esperto in NMP) cooperano per gestire al meglio la paziente.


(15 agosto 2020 - ore 10:43) - Prurito e altitudine

Buongiorno dottori, TE da 9 mesi, 53 anni. Mi chiedevo come mai se faccio la doccia nel mio paesino di origine, 600 m di altitudine, avverto una sensazione di prurito dopo la doccia da quando avevo 20 anni. Questo non accade nella città di residenza situata al livello del mare.
Dipende dell'altitudine, dall'acqua o da che cosa? E possibile che io avevo questa malattia già 30 anni fa?
Grazie.
(Donato)


Risposta

Pone interrogativi molto interessanti cui, mio malgrado, é difficile dare una risposta certa. Non è da escludere che l'altitudine, e quindi umidità e temperatura di diverso grado, possano agire sul prurito.


(14 agosto 2020 - ore 21:08) - Definizione di nuclei nudi

Grazie per la risposta del giorno 11 agosto, non mi è stato spiegato cosa sono i nuclei nudi, sono segno di cellule maligne? Grazie mille.
(Silvana)


Risposta

Buonasera, i nuclei nudi non sono altro che nuclei di cellule midollari privi del citoplasma. Spesso sono artefatti prodotti dalla azione meccanica dello strasciamento dei vetrini. Sono reperti comuni e di per sé non indicano la presenza di alcuna patologia.


(14 agosto 2020 - ore 12:50) - Studio Manifest

Buongiorno, vorrei avere gentilmente qualche informazione sul trial manifest e sui dati di risposta alla molecola associata al jakavi. Grazie
(Luigi)


Risposta

Buonasera, lo studio Manifest valuta una nuova molecola (BET inibitore) detta CPI-0610 in monoterapia e in associazione a ruxolitinib, ed è tutt'ora in corso. Dati preliminari sembrano attribuire alla combinazione di farmaci una azione clinica molto promettente in termini di efficacia su sintomi, sulla riduzione del volume della milza e anche sulla fibrosi midollare. Si attendono dati definitivi per poter trarre i primi risultati.


(12 agosto 2020 - ore 16:12) - Pocitemia vera e dolori muscolari

Che rapporto c'è fra una persona che soffre di politicemia vera al 41% e un'attacco fortissimo di dolori ossei e muscolari?
(Tosca)


Risposta

Non si può escludere, anche se l'ipotesi è remota, che siano sintomi legati alla patologia, ma di non univoca interpretazione. É opportuna una valutazione medica completa per poter interpretare tale quadro clinico. Ne discuta con il suo ematologo di riferimento. Saluti.


(11 agosto 2020 - ore 14:18) - Referto di aspirato midollare

Buongiorno, diagnosi TE dal 1998, dalla BOM è venuto fuori oltre ad una iperplasia dei granulociti anche numerosi nuclei nudi. Potreste spiegarmi sommariamente cosa sono e a quale delle tre malattie mieloproliferarive sono associabili? Da qualche parte leggo mielofibrosi idiopatica. Potrebbe essere?
Grazie per la preziosa risposta.
(Silvana)


Risposta

Buongiorno, quanto riporta è verosimile sia il referto dell'aspirato midollare e non della biopsia osteomidollare. Non è direttamente interpretabile e può associarsi a una qualunque forma di malattia mieloproliferativa. Il referto dell'analisi istopatologica della biopsia osteo midollare potrebbe invece essere più informativo a riguardo. La valutazione della fibrosi midollare necessita di una specifica colorazione istologica che permette di valutare gli aspetti qualitativi e quantitativi della stessa e deporre per una forma piuttosto che un'altra. Cordiali saluti.


(11 agosto 2020 - ore 11:43) - Mielofibrosi in terapia con ruxolitinib e vaccini

Buongiorno,
ho 63 anni, sono affetto da mielofibrosi secondaria in trattamento con Ruxolitinib 10+5 mg e Prednisone 5 mg. Splenomegalia 23 cm di lunghezza, Hb 10.5 g/dl, Plt 250.000/mm3, GB 6500 con formula normale, LDH 1000 U/l, nella norma gli altri esami.
Sono vaccinato contro lo Pneumococco, il Meningococco e l'Emofilo, mi vaccino annualmente contro l'influenza.
Vorrei sapere se a vostro parere in linea di massima è consigliabile o meno la vaccinazione contro l'Herpes Zoster (ho avuto la varicella da bambino).
Grazie mille, cordiali saluti.
(Federico)


Risposta

Buongiorno,
ad oggi non vi è indicazione ad effettuare il vaccino per VZV, poiché non ci sono dati di efficacia nei pazienti affetti da mielofibrosi in trattamento con ruxolitinib. E' invece consigliata la profilassi antivirale secondaria nei pazienti in trattamento con JAK inibitore che presentino una riattivazione dello Zoster. Cordiali saluti.


(11 agosto 2020 - ore 10:17) - Policitemia vera e osteoporosi

Buongiorno, essendo affetta da PV ed avendo anche una franca osteoporosi, volevo sapere se vi sono delle controindicazioni per l'assunzione di Binosto.
Grazie
(Rebecca)


Risposta

Buongiorno, non vi sono controindicazioni specifiche all'utilizzo di bifosfonati in pazienti affetti da policitemia vera. Si sottolinea l'importanza di valutare le comuni controindicazioni all'assunzione di bifosfonati anche orali.


(9 agosto 2020 - ore 13:42) - Terapia con antipertensivo e dolori ai polpacci

Prendo olprazide da 20 mg, da tempo ho dolori lancinanti ai polpacci.
(Anna)


Risposta

Buonasera, non credo ci sia uno stretto legame tra l'assunzione del diuretico in questione e i dolori ai polpacci. Ad ogni modo è impossibile rispondere a questa domanda in assenza di una riscontro clinico e in mancanza di una sua dettagliata storia clinica. Ribadisco inoltre che il sito è rivolto a pazienti affetti da malattie mieloproliferative e il quesito non appare pertinente. Saluti.


(8 agosto 2020 - ore 14:45) - Ecografia addominale e dimensioni della milza

Faccio periodicamente eco all'addome e ogni anno la mia milza non e mai degli stessi cm dell'anno precedente, ma sempre nella norma; è normale questa cosa?
(Dario)


Risposta

La metodica ecografica è operatore dipendente e pertanto piccole variazioni, anche dimensionali, possono verificarsi negli esami periodici che esegue. Al netto di questo, è un esame rapido e di facile esecuzione e permette di valutare agevolmente le dimensioni della milza con un piccolo margine di errore. Ad ogni modo essendo la sua milza di dimensioni normali, non è ragionevole preoccuparsi. Continui ad eseguire i controlli periodici. Cordiali saluti.


(7 agosto 2020 - ore 15:18) - Formula leucocitaria

Buongiorno e complimenti per le risposte che ci fornite, chiare e professionali.
Volevo sapere in che modo una formula leucocitaria sopra la somma del 100 può essere un sintomo di leucemia mieloide o altra sindrome mieloproliferariva. In particolare un rialzo anomalo dei neutrofili.
Grazie infinite.
(Antonio)


Risposta

La formula leucocitaria non dovrebbe andare oltre il valore 100. Pertanto difficile dedurre alcuna informazione.


(6 agosto 2020 - ore 11:25) - Ruxolitinib e stipsi

Buongiorno,
sono in cura con Jakavi (15 mg al giorno) per mielofibrosi secondaria. Accuso lieve stitichezza, mai avuta in passato.
Vorrei sapere se possibile in che modo il farmaco la induca e se dipenda dalla dose.
Grazie mille e cordiali saluti.
(Ernesto)


Risposta

Buongiorno,
la stipsi è descritta come possibile effetto collaterale del trattamento con ruxolitinib. Spesso non dipendente dalla dose. Si consiglia di assumere blandi lassativi al bisogno.
Cordiali saluti.


(5 agosto 2020 - ore 00:06) - Sindrome mieloproliferativa triplo negativa

Buonasera, sono risultato negativo a JAK2 (sia esime 14 che 12), a CALR e MLP.
L'unica anomalia del mio emocromo sono ematocrito ed emoglobina che oscillano tra 52/53% e 17/18 e di recente il lattato deidrogenasi a 380. Per il resto gli altri valori sono nella norma, sopratutto piastrine e globuli bianchi.
La mia domanda è se può trattarsi di Mielofibrosi triplo negativa con i soli valori di ematocrito ed emoglobina tendenti verso l'alto. Esistono casi del genere?
Grazie.
(Antonio)


Risposta

Buonasera, quanto descrive sembrerebbe propendere verso una forma di eritrocitosi (possibile policitemia vera) piuttosto che di mielofibrosi. Mancano alcuni esami fondamentali a completamento diagnostico tra cui la biopsia osteo midollare, che potrebbe avere un ruolo dirimente, e una analisi genetica più completa che vada a indagare altre eventuali anomalie genetiche oltre alle mutazioni JAK2, MPL e CALR.


(3 agosto 2020 - ore 13:25) - Policitemia vera e perdita di capelli

Salve, JAK2 positivo 44 anni politicemia vera; a seguito dei salassi la sideremia e la ferritina sono 30 la prima e 5 la seconda, a seguito di questa mancanza di ferro sto iniziando a perdere i capelli. Volevo sapere se potevo assumere minoxidil, soluzione cutanea oppure non era indicato.
Saluti e grazie mille per la risposta.
(Antonio)


Risposta

Buonasera, la perdita di capelli potrebbe essere legata a vari fattori. Certamente la carenza di ferro potrebbe essere uno di questi. La terapia sostitutiva con il ferro NON è indicata nella policitemia vera poiché le causerebbe un rapido incremento dell'ematocrito, vanificando peraltro l'effetto dei salassi. Qualora vi fosse una componente "endocrinologica" alla base della alopecia potrebbe trarre qualche beneficio dalla terapia topica con minoxidil.
Le consiglio di consultare un dermatologo, specificando naturalmente di essere affetto da PV e di eseguire regolari salassi terapeutici. Saluti.


(1 agosto 2020 - ore 10:16) - Sindrome mieloproliferativa cronica Ph negativa, JAK2 negativa

Buongiorno, grazie per aver risposto alle mie domande.
Volevo porgere un'altra domanda.
La diagnosi di mia madre, sindrome mieloproliferativa cronica ph negativo, JAK negativo non ulteriormente classificabile. Il quadro pone diagnosi di leucemia mieloide cronica atipica,cosa vuol dire?
Non avere il cromosoma Philadelphia significa anche non poter utilizzare gli inibitori?
L'andamento della malattia è più aggressivo?
Al momento la cura è oncocarbide, i valori dei globuli bianchi sono ancora alti, c'era stato un lieve miglioramento, ma poi un leggero rialzo.
Sono molto confusa, perché credo non ci siano cure ancora oggi per questa patologia.
Mamma ha 63 anni.
Grazie-
(Emanuela)


Risposta

Buonasera,
quanto riporta non permette di poter definire una diagnosi, seppur di esclusione. Gli elementi da considerare sono molti e oltre che dei dati molecolari (la tipizzazione potrebbe studiare ulteriori anomalie genetiche), si deve tener conto dei dati clinici e di laboratorio. Se si trattasse di una vera forma di LMC atipica, senza appunto la presenza del cromosoma Philadelphia, non potrebbe giovarsi del trattamento con gli inibitori. Queste rare forme sono spesso più aggressive e la sola possibilità di cura spesso in prima istanza, alla luce delle scarse opzioni terapeutiche, è il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche. Discuta con il suo ematologo, alla luce di tutte le valutazioni eseguite, delle varie opzioni di cura.
Cordiali saluti.


(31 luglio 2020 - ore 9:50) - Neoplasie mieloproliferative: latenza e possibilità di evoluzione

Salve, desidererei sapere per quanto tempo una mieloproliferativa può rimanere silente senza dare sintomi particolari e se, una volta individuata, è possibile prevederne l'evoluzione e la tempistica.
Grazie.
(Giulio)


Risposta

Buongiorno Giulio,
una neoplasia mieloproliferativa può rimanere anche asintomatica per lungo tempo (con latenza diversa a seconda del tipo di neoplasia) e la diagnosi può essere effettuata direttamente tramite il riscontro di valori alterati all'emocromo.
Per quanto riguarda il rischio di evoluzione, è diverso a seconda del tipo di malattia mieloproliferativa ed è stimabile al momento della diagnosi, insieme ad una valutazione prognostica secondo score validati.
Le ricordo che per quanto riguarda il rischio di evoluzione e la sopravvivenza media di non focalizzarsi sui singoli numeri riportati negli studi scientifici, in quanto sono il risultato di una stima effettuata su campioni di popolazione spesso eterogenei fra loro.


(31 luglio 2020 - ore 7:19) - Terapia con glucosamina

Gentili ricercatori, buongiorno. Paziente donna 50 anni, mielofibrosi primaria, assumo jakavi, Ex jade, Binocrit 40000 2/settimana. Soffro di artrosi deformante, l'ortopedico mi ha prescritto la glucosamina, posso assumerla tranquillamente alla luce di quanto descritto? Grazie.
(Rosa)


Risposta

Gentile Rosa,
questa è una domanda da porre al suo medico curante che è a conoscenza della sua terapia domiciliare al completo, dei dosaggi e delle sue eventuali allergie o intolleranze. Inoltre può vedere la prescrizione ortopedica e il tipo di farmaco da lui suggerito.
Qui potremmo darle solo una risposta parziale e quindi non idonea.


(30 luglio 2020 - ore 16:06) - Prognosi nella policitemia vera mascherata

Buonasera, desidero sapere se è vero che i soggetti con c.d Policitemia Vera Mascherata abbiano una prognosi più sfavorevole essendo più probabile l'evoluzione in Mielofibrosi o Leucemia acuta.
Grazie.
(Giacomo)


Risposta

Buonasera Giacomo,
il fatto che la policitemia vera mascherata sia stata associata a un maggior rischio di progressione a leucemia acuta o mielofibrosi è un'osservazione che risulta essere precedente alla classificazione WHO 2016 che viene oggi comunemente utilizzata. La WHO 2016 infatti ha introdotto dei cambiamenti nella diagnosi delle MPN e per quanto riguarda la PV ha ridotto la soglia di emoglobina e di ematocrito che permettono di porre diagnosi, oltre che porre come criteri maggiori una ben determinata istologia midollare e la mutazione di JAK2.
Questo ha permesso in sostanza di diagnosticare più casi di PV e di diagnosticare come PV anche quei casi che pur avendone il fenotipo e la mutazione JAK2, non raggiungevano i criteri di PV secondo la classificazione WHO precedente, del 2008. Sono questi casi che sono stati visti associati a un rischio di progressione maggiore (Barbui T, Thiele J, Gisslinger H, et al. Masked polycythemia vera (mPV): results of an international study [published correction appears in Am J Hematol. 2018 May;93(5):E133]. Am J Hematol. 2014;89(1):52-54. doi:10.1002/ajh.23585), non confermato in studi successivi (Alvarez-Larrán A, Angona A, Ancochea A, et al. Masked polycythaemia vera: presenting features, response to treatment and clinical outcomes. Eur J Haematol. 2016;96(1):83-89. doi:10.1111/ejh.12552).
È stato dimostrato invece che la PV ha un rischio trombotico e di progressione a MF maggiore della TE (Barbui T, Thiele J, Gisslinger H, et al. The 2016 WHO classification and diagnostic criteria for myeloproliferative neoplasms: document summary and in-depth discussion. Blood Cancer J. 2018;8(2):15. Published 2018 Feb 9. doi:10.1038/s41408-018-0054-y).


(30 luglio 2020 - ore 15:32) - Domanda su possibile diagnosi di MPN

Salve, ho 41 anni e da aprile 2017 ho scoperto casualmente un innalzamento dei valori di ematocrito (56% con emoglobina a 18,6 e globuli rossi 6.08).
Mi hanno subito fatto gli esami per il JAK2, v617f, CALR e MPL e sono risultato negativo ad entrambi. Tutti gli altri valori (globuli bianchi e piastrine) sono risultati nella norma.
Ho fatto ulteriori accertamenti quali spirometria, radiografia polmonare, ecografia al cuore ma non è emerso nulla. Ho fatto anche ecografia al fegato (emersa steatosi) e alla milza (rilevata di 13,6 cm x 11 cm).
C'è da dire che nel 2017 ero parecchio sovrappeso, facevo poca attività fisica e non avevo una alimentazione ideale. Sono un ex fumatore (ho smesso nel dicembre 2016).
L'ematologo a cui mi sono rivolto non ha voluto fare ne agoaspirato midollare ne biopsia. Ha ritenuto che il mio fosse un problema di cattiva ossigenazione, escludendo malattie mieloproliferative (anche perché sono un soggetto allergico alla parietaria e con tendenza asmatica).
Nel corso degli ultimi 3 anni sono diventato donatore AVIS ed il mio ematocrito si è mediamente attestato su valori tra 52/53% prima della donazione e del 50% dopo la donazione. Emoglobina a 18,2 prima della donazione e 17,1 dopo la donazione. Piastrine sempre normali tra 170 e 200 e globuli bianchi idem tra 5.8 e 6.6.
Negli anni seguenti non ho avuto sintomi costituzionali, solo del prurito che solo in alcuni periodi dell'anno è comparso con dei rush cutanei simili all'orticaria. Faccio attività sportiva moderata (corsetta o cyclette per almeno 1h almeno 4 volte la settimana). Non ho mai avuto astenia o inappetenza.
L'ematologo mi ha consigliato di prendere una cardioaspirina da 100 ogni 4 giorni.
Nel 2018, senza fare alcuna donazione, nei due controlli fatti l'ematocrito si è stabilizzato a 50% e l'emoglobina a 17.1. Infatti nel 2018 non sono andato a donare.
Nel 2019 i valori sono risaliti come nella media riportata sopra e pertanto sono andato a donare un paio di volte. Ho inoltre controllato nuovamente la milza (risultata sempre 13,5 cm x 11 cm) e il fegato (steatosi quasi rientrata) e ho fatto anche l'esame dei valori EPO dove il valore è stato di 10,0 in un range tra 4,3 e 29.
Dopo il lockdown, cioè il 10 luglio scorso, sono tornato a donare e l'ematocrito era a 55,7% e l'emoglobina a 18,6. Nel periodo antecedente la donazione ho fatto uso prolungato di antistaminico (Kestine 20 mg) e l'ematologo ritiene che questo abbia innalzato in questo modo i valori. La ritiene una spiegazione plausibile sulla base della vostra esperienza?
Nel frattempo l'ematologo mi ha detto di prendere la cardioaspirina tutti i giorni.
Ho rifatto un emocromo 5 giorni dopo la donazione (il 15 luglio) e i valori sono scesi (ematocrito al 50,3% ed emoglobina a 17,4). Nel frattempo l'ematologo mi ha prescritto ulteriori esami sulle mutazioni JAK2 più rare e altri test genetici di cui attendo a breve i risultati. Qualora dovessero essere negativi mi ha detto che faremo l'agoaspirato midollare (non la biopsia).
Sabato 25 luglio ho rifatto l'emocromo e i valori sono di poco risaliti (HTC 51,5% ed emoglobina a 18). Ho fatto anche esami di funzionalità epatica come GammaGt e Uricemia. Tutto nella norma tranne la bilirubina il cui valore complessivo è 2 (ad essere innalzata è la bilirubina indiretta) e l'LDH che è 381 in un range che va da 84 a 246.
Il 28 luglio ho rifatto ecografia a livello gastrico dove permane una lieve steatosi e la milza ha dimensioni normali (12,5 cm).
Sulla base della vostra esperienza potrei essere affetto da una mieloproliferativa? Potrebbe essere una Mielofibrosi in fase pre fibrotica? È vero che esistono casi di MF triplo negativa che non manifestandosi sin dall'inizio in modo aggressivo è più gestibile e meno ostica?
Vi ringrazio molto per la cortese attenzione.
(Armando)


Risposta

Gentile Armando,
ho letto la sua mail molto lunga e particolareggiata e mi complimento per la sua precisione: sono obbligata però a iniziare la mia risposta ricordandole che come più volte indicato in questa pagina la funzione di questo indirizzo non è quello di fornire consulenze personalizzate. Non vogliamo e non abbiamo la possibilità per via telematica di sostituirci al suo medico curante o al suo ematologo che hanno tutti i suoi dati, oltre che essere a conoscenza della sua storia clinica ed avere la possibilità di visitarla e quindi hanno una capacità di giudizio estremamente più completa.
Quello che le possiamo dire è molto parziale e basato solo su quello che ci ha riportato, ovvero che può essere posto il sospetto di una neoplasia mieloproliferativa, con caratteristiche di policitemia vera (anche se non abbiamo dati dei globuli bianchi e di piastrine attuale, quindi potrebbe benissimo essere anche un'altra forma o non avere una neoplasia ematologica).
Il fatto è che lei in questi anni ha (in parte e in modo discontinuo) eseguito la terapia per la policitemia vera a basso rischio, ovvero la cardioaspirina e il salasso (anche se l'ematocrito dovrebbe essere mantenuto sotto il 45%).
Sono d'accordo sulla rivalutazione dello studio mutazionale e sull'esecuzione di una valutazione midollare, in cui ricordo che la biopsia è l'unico modo per porre diagnosi secondo le linee guida internazionali, anche se sarà il suo ematologo a giudicare se ci sono le condizioni per poterla eseguire. Per quanto riguarda le altre forme di MPN risulta necessaria la biopsia osteomidollare per poter fare una diagnosi differenziale.
Infine la mielofibrosi triplo negativa non è quella più "gestibile", ma la prognosi viene calcolata sulla base di score ben precisi e validati.


(29 luglio 2020 - ore 11:57) - Terapia con oncocarbide: variazioni della formula leucocitaria

Salve sono in cura con oncocarbide da circa 9 mesi, sono partito da 1500 di piastrine, ora sono rientrate nella norma, però ho i linfociti bassi e i neutrofili alti. Vorrei sapere se questi valori fuori range sono la conseguenza della terapia, oppure sono dovute alla patologia stessa. Grazie in anticipo per le risposte.
(Stefano)


Risposta

Buonasera Stefano,
la terapia con oncocarbide può determinare cambiamenti nel valore dei globuli bianchi e conseguentemente anche a livello di formula leucocitaria, in quanto essendo un farmaco citoriduttivo la sua azione si esplica a livello delle tre linee ematopoietiche, esercitando un effetto di citoriduzione, quindi di depressione nella produzione midollare.
In merito al problema specifico da lei sollevato, ovvero l'aumento dei neutrofili associato a una riduzione della conta linfocitaria, questo deve essere come sempre contestualizzato in relazione al quadro clinico. In base all'entità dell'incremento, alla presenza o meno di una sintomatologia infettiva (che se di origine batterica è tipicamente caratterizzata da un rialzo dei neutrofili mentre se di origine virale si può osservare sia un aumento che un decremento del numero di linfociti ) e della transitorietà o meno della condizione, tale incremento può essere interpretato diversamente. Pertanto le consiglio di mostrare l'emocromo al suo medico di base o al suo ematologo che saranno sicuramente in grado di rassicurarla e consigliarla al meglio.


(29 luglio 2020 - ore 10:31) - Ringraziamenti

Buongiorno,
grazie per la cortese risposta e per il prezioso supporto che date agli ammalati ed alle loro famiglie. Saluti
(Antonietta)


Risposta

Grazie a lei Antonietta per la fiducia e per la sua gentilezza. Un cordiale saluto.


(29 luglio 2020 - ore 8:04) - Trattamento con INF o Idrossiurea

Buongiorno egregi dottori, volevo chidere se la notizia che ho letto su una rivista americana è vera:
l'idrossiurea è il modo di pensare della vecchia scuola. Il nuovo modo è: "non limitarti a trattare la riduzione del rischio di coagulo di sangue con idrossiurea, ma tratta con l'interferone per rallentare, arrestare o invertire la progressione della malattia e la fibrosi del midollo osseo, oltre a ridurre il rischio di coagulazione del sangue. Inizia il trattamento dal tempo di diagnosi se possibile, non anni dopo".
Grazie.
(Donato)


Risposta

Buonasera Donato,
la remissione molecolare completa (condizione definita dalla non rilevabilità della mutazione del gene JAK2 alle indagini di biologia molecolare) è stata riportata in alcuni studi sull'interferone-alfa (principalmente la formulazione peghilata) in pazienti con policitemia vera e trombocitemia essenziale.
È stato ipotizzato che in alcuni casi la remissione molecolare completa possa corrispondere all'eradicazione del clone mutato alla base della malattia, rappresentando una sorta di guarigione funzionale. Tuttavia, impiegando metodiche di biologia molecolare più sensibili, è in genere dimostrabile la persistenza del clone malato, suggerendo dunque l'impossibilità della sua completa eliminazione.
Ciò non toglie che l'ottenimento della remissione molecolare completa si associa a benefici clinici maggiori.
Ad oggi sono stati pubblicati due grandi studi che hanno valutato il profilo di efficacia e tollerabilità dell'interferone-alfa 2A pegilato (Pegasys) in pazienti con PV e ET.
Si tratta di uno studio prospettico di fase 2 che ha arruolato 83 pazienti totali affetti da PV (43) e TE (40) senza particolari altri criteri di inclusione (Masarova, Lucia, et al. "Pegylated interferon alfa-2a in patients with essential thrombocythaemia or polycythaemia vera: a post-hoc, median 83 month follow-up of an open-label, phase 2 trial." The Lancet Haematology, 2017); e di uno studio prospettico di fase 2 più recente che ha arruolato un totale di 115 pazienti con diagnosi di PV ad alto rischio (65) e TE ad alto rischio (50) resistenti o refrattaria a idrossiurea (Yacoub, Abdulraheem, et al. "Pegylated interferon alfa-2a for polycythemia vera or essential thrombocythemia resistant or intolerant to hydroxyurea." Blood, 2019). Il primo studio ha un tempo di follow-up maggiore rispetto al secondo e ha consentito di evidenziare che una quota non trascurabile di pazienti trattati ha ottenuto una remissione molecolare completa anche di lunga durata. Più in particolare, circa il 20% di pazienti con PV e il 9% di pazienti con TE ha ottenuto una remissione molecolare completa con una durata media di 70 e 54 mesi rispettivamente.
Nella domanda non è precisato da quale forma di MPN sia affetto ma le ricordo che in Italia è attivo uno studio sperimentale LOW-PV, studio interventistico randomizzato che valuta il beneficio dell'aggiunta di interferone peghilato alla terapia standard in pazienti affetti da policitemia vera a basso rischio.
Infine non so se sia corretto dire che l'idrossiurea è "il modo di pensare della vecchia scuola": senz'altro è un farmaco usato da molto tempo, estremamente facile da aggiustare, con un ottimo profilo di sicurezza e di cui si conoscono bene gli effetti collaterali.
È necessario ricordare che l'interferone, pur essendo un'ottima alternativa terapeutica, ha un suo profilo di tossicità e alcuni potenziali rischi che vanno valutati caso per caso. Tra i principali quello di poter slatentizzare patologie autoimmuni e l'alterazione del tono dell'umore.


(28 luglio 2020 - ore 22:02) - PV diagnosi e diagnosi differenziale nelle MPN

Buonasera, come viene diagnosticata la policitemia vera? Ovvero quali sono i valori che sono tipici della malattia e quali sono i sintomi? Possibile che nella policitemia sono alti anche piastrine e globuli bianchi? Come si fa a differenziare pertanto le sindromi mieloproliferarive avendo alti globuli rossi, bianchi e piastrine?
Grazie mille per tutto l'impegno che non viene mai meno.
(Ennio)


Risposta

Buongiorno Ennio,
il sospetto diagnostico di una neoplasia mieloproliferativa cronica nasce proprio dall'emocromo.
La policitemia vera all'emocromo si caratterizza per un aumento dei valori di Hb e/o dell'ematocrito: più precisamente valori di Hb > 16 g/dL o Hct > 48% nella donna e Hb > 16,5 g/dL e Hct > 49% nell'uomo devono porre il sospetto di questa sindrome ed occorre eseguire un'accurata diagnosi differenziale. La mielofibrosi all'emocromo si caratterizza per la presenza di leucocitosi, anemia e nella mielofibrosi "overt" ovvero conclamata anche per la presenza di leucoeritroblastosi a livello del sangue periferico, con quindi forme immature e blasti. Caratteristico della mielofibrosi inoltre è l'aumento delle LDH agli esami ematici, anche se non specifico. La Trombocitemia essenziale è caratterizzata da un aumento della conta piastrinica oltre il valore limite superiore (> 450.000/mm3).
Solo dall'emocromo quindi per rispondere alla sua domanda, la PV oltre agli elevati livelli di Hb ed Hct, può presentarsi anche con valori di Gb aumentati, ma solitamente non ai livelli della MF e soprattutto non con presenza di blasti in circolo. Inoltre anche le piastrine possono essere aumentate, soprattutto in caso di deficit di ferro.
Le tre patologie possono essere distinte da un punto di vista diagnostico (secondo WHO) solo con una valutazione midollare comprensiva di biopsia osteomidollare che mostra un quadro istologicamente differente nelle tre forme e per completare il profilo diagnostico deve essere eseguito profilo mutazionale con la ricerca della mutazioni driver (che possono differire fra le diverse patologie) e le mutazioni non driver per una valutazione più accurata del rischio.
Da un punto di vista clinico, molti sintomi sono in comune, principalmente per quanto riguarda la PV e la TE: infatti in entrambe possiamo trovare sintomi da interessamento del microcircolo, come cefalea, acufeni, parestesie, vertigini, disturbi visivi (come scotomi o diplopia) e l'eritromelagia. Inoltre si possono direttamente presentare con eventi trombotici sia dei vasi di medio calibro (come ad esempio la claudicatio intermittens, l'acrocianosi, le tromboflebiti) o dei vasi di grosso calibro (ad esempio dall'ictus/TIA alle trombosi mesenteriche o all'angina). Alcune differenze più eclatanti sono che nella trombocitemia essenziale sono più frequenti i fenomeni emorragici rispetto alla PV, le trombosi microvascolari e l'eritromelalgia. Nella PV è più frequente il prurito e la splenomegalia moderata. Nella mielofibrosi invece la splenomegalia può essere anche molto marcata ed è una caratteristica fondamentale: sono maggiormente frequenti anche i sintomi costituzionali come astenia, sudorazioni notturne e perdita di peso (> 10 kg in 3 mesi).
Spero di aver risposto al suo quesito, cordiali saluti.


(28 luglio 2020 - ore 17:19) - Terapia con oncorbide in PV > 60 anni

Salve, ho 59 anni e affetto da policitemia da 5 anni, mai avuto sintomi tranne lieve splenomegalia 16 cm ed aumento dell'ematocrito che con cadenza trimestrale mi porta a fare il salasso; assumo aspirina e zirolix tutti i giorni, per il resto nessun problema. Tra qualche mese compirò 60 anni e vi chiedo: è lecito pensare da parte mia che non avendo problemi riconducibili alla PV posso per il momento evitare una cura citoriduttiva che il protocollo impone al compimento dei 60 anni? Perché sono convinto che qualunque assunzione di farmaci creerà sicuramente degli effetti collaterali che vorrei evitare il più a lungo possibile.
Grazie per l'attenzione e la gentilezza.
(Massimo)


Risposta

Buongiorno Massimo,
il motivo per cui è indicata l'introduzione di una terapia citoriduttiva al compimento dei 60 anni è il seguente:
grazie ai risultati di recenti studi sappiamo che riuscire a tenere l'ematocrito sotto 45% riduce di 4 volte il rischio di avere trombosi. Finché questo è fattibile con i salassi è possibile utilizzare solo quelli (oltre all'aspirina). Dai 60 anni in poi un paziente con policitemia vera viene considerato ad alto rischio di trombosi. Tale rischio viene ridotto dalla terapia citostatica come l'oncocarbide. Inoltre, in alcuni studi anche il valore elevato di globuli bianchi, che verrebbe controllato dall'oncocarbide, è stato correlato con un maggior rischio trombotico.
Quindi l'introduzione della terapia citostatica ridurrebbe il rischio di trombosi e con queste si intende il rischio di infarto, ictus, trombosi venosa, ischemiame intestinali, embolia polmonare ecc. a cui il paziente affetto da PV è maggiormente esposto rispetto a un individuo sano della stessa età.


(28 luglio 2020 - ore 12:00) - Aumento del valore delle gamma GT

Salve, ho una diagnosi di PV con tendenza alla MF (classe 1); i primi sintomi sono del 1996, e già allora avevo un aumento del Gamma GT (adesso oscilla da 150 a 250). Sono astemio, mangio in modo totalmente naturale, e l'ematologo che mi segue sostiene che è una conseguenza della malattia: la spiegazione non mi soddisfa perché non sa spiegarmi la ragione per cui la malattia produca questo aumento. Cordiali saluti.
(Paolo)


Risposta

Buongiorno Paolo,
le cause di aumento delle gamma GT possono essere molteplici. Non è esplicitato nella domanda quale trattamento lei stia assumendo, ma basti pensare che in un terzo dei pazienti che assumono Oncocarbide si osserva un aumento degli indici epatici, soprattutto di transaminasi (AST e ALT), fosfatasi alcalina e gamma GT, più raramente si osserva un incremento anche della bilirubina. Solitamente sono alterazioni di grado lieve che si risolvono in circa 3 settimane di sospensione del farmaco. Inoltre, come dice il suo medico di riferimento, alterazioni degli indici epatici si osservano in corso di mielofibrosi, soprattutto in un quadro di epatosplenomegalia, in cui fegato e milza sono riconvertiti alla funzione di ematopoiesi disfunzionali a causa della fibrosi midollare.
Infine molti altri farmaci essendo metabolizzati dal fegato possono indurre alterazioni degli indici epatici: su questo, come sull'escludere cause infettive o tossiche di danno epatico potrà consigliarla meglio il suo medico di famiglia e il suo ematologo che sono a conoscenza della sua terapia domiciliare, del suo stile di vita e delle sierologie virali effettuate.


(26 luglio 2020 - ore 23:20) - Trattamento con idrossiurea

Buongiorno, volevo sapere quanto tempo in media si rimane in trattamento con idrossiurea, anni? Mi è appena stata prescritta per la policitemia.
(Sara)


Risposta

Buongiorno,
Si, di solito il trattamento citoriduttivo viene continuato.
Una volta che viene prescritto secondo indicazione, nel suo caso se ha raggiunto un'età > 60 anni oppure se ha avuto eventi trombotici, deve essere continuato ed il farmaco citoriduttivo di prima scelta è l'idrossiurea. Qualora in seguito si manifesti una resistenza o un'intolleranza allora si può decidere per un altro tipo di citoriduzione.


(25 luglio 2020 - ore 17:52) - MF Secondaria a PV

Paziente di 62 anni con pregressa Policitemia vera dal 2001 al 2015, poi Mielofibrosi secondaria con trattamento Oncocarbide, volume globuli rossi 120, globuli bianchi totali da 18000 a 21000, piastrine da 77000, milza 21 cm; eseguito esame CD34 risultato 148,96 significa che c'è una trasformazione della malattia? Emoglobina 10 la terapia comprende anche cortisone in gocce Soldesam.
(Antonietta)


Risposta

Buonasera Antonietta,
i dati che Lei ci ha riportato non sono sufficienti per escludere con certezza se si tratti di un caso di evoluzione e come è stato più volte indicato, questa pagina non ha la funzione di fornire consulenze personalizzate.
Quello che possiamo dirle è che di solito viene sospetta un'evoluzione da MF a LA quando c'è un incremento significativo dei leucociti rispetto ai valori precedenti (cosa che Lei, sulla base dei dati riportati, non ha), se compaiono forme immature tipo blasti in circolo (non basta la conta delle CD34+), associati a un incremento dell' LDH, oltre che spesso a un calo delle piastrine e un peggioramento dell'anemia. Se si ha un lento ma tuttavia progressivo calo dei valori di piastrine e di Hb in associazione a un netto incremento dei leucociti può essere indicata la valutazione midollare.
La invitiamo sempre prima a discutere con il suo ematologo di riferimento in merito ad ogni dubbio, in quanto essendo a conoscenza della sua storia clinica e avendo tutti i suoi dati a disposizione è la persona che può risponderle in modo più esauriente.


(24 luglio 2020 - ore 21:04) - Elettroforesi delle proteine sieriche fuori range in MF

Buonasera, Gentili ricercatori. Ho 50 anni, Mielofibrosi idiopatica da 12. Assumo jakavi, eritropietina 40000 2 volte a settimana, trasfondo ogni due mesi e assumo Èxjade. E' compatibile con la patologia che l'elettroforesi proteica non sia nella norma? Grazie.
(Rosa)


Risposta

Buonasera,
dalla sua domanda posso solo dirle che è possibile che ci siano alterazioni del protidogramma in corso di MPN e di altre neoplasie ematologiche. Deve essere comunque il suo ematologo di fiducia inseme al medico curante a valutare l'entità dell'alterazione che può andare da una componente monoclonale di accompagnamento a un'alterazione che necessita di un follow up stretto o di un'eventuale terapia.


(21 luglio 2020 - ore 19:52) - JAK2 positività /falsa positività

Buon pomeriggio,
ho effettuato esame per mutazione JAK2 e sono positiva.
E' possibile che il risultato sia un "falso positivo"?
(Silvia)


Risposta

Buonasera,
generalmente i falsi positivi nella determinazione di JAK2 sono abbastanza rari se l'analisi è stata condotta secondo le tecniche di analisi molecolari adeguate.
Ad esempio in Italia e in Europa è attivo il JakNet, un programma che permette di collegare più laboratori che lavorano in ambito di MPN in modo da standardizzare le tecniche di indagine sulla base delle indicazioni WHO e dell'European Leukemia Net, oltre che ad operare controlli di qualità interni ed esterni. Può trovare i centri italiani che aderiscono a quest'iniziativa al seguente indirizzo https://www.gimema.it/jaknet/ collegamento esterno.
Sarà poi il suo ematologo di fiducia che potrà consigliare meglio se può essere o meno un falso positivo, in base alla tecnica utilizzata per l'indagine e al sospetto clinico.


(18 luglio 2020 - ore 23:28) - Sintomatologia nella PV e nella TE

Salve. Quali sono i sintomi della policitemia e quali della trombocitemia? Sono stato diagnosticato TE 20 anni fa e non ho avuto mai sintomi, ora pare che la TE stia evolvendo verso la policitemia ma non ho sintomi.
Grazie infinite per le vostre esaustive risposte.
(Eugenio)


Risposta

Buonasera Eugenio,
i sintomi di malattie proliferative come la PV e la TE possono essere diversi come possono presentarsi anche in totale asintomaticità.
I sintomi di queste due patologie sono per la gran parte sovrapponibili con alcune differenze più eclatanti: ovvero che nella trombocitemia essenziale sono più frequenti i fenomeni emorragici rispetto alla PV, le trombosi microvascolari e l'eritromelalgia.
Nella PV è più frequente il prurito (principalmente dopo il contatto con acqua) e la splenomegalia moderata.
In entrambe troviamo sintomi da interessamento del microcircolo, come cefalea, acufeni, parestesie, vertigini, disturbi visivi (come scotomi o diplopia) e l'eritromelagia soprattutto nella TE. Inoltre si possono direttamente presentare con eventi trombotici sia dei vasi di medio calibro (come ad esempio la claudicatio intermittens, l'acrocianosi, le tromboflebiti) o dei vasi di grosso calibro (ad esempio dall'ictus/TIA alle trombosi mesenteriche o all'angina).
Il fatto che le hanno detto che si sta evolvendo verso una PV non significa che necessariamente si presenti con una sintomatologia specifica, ma è più probabile che abbiano evidenziato un aumento dell'ematocrito e che le consiglino di eseguire salassi, che sono volti insieme alla terapia antiaggregante a prevenire il rischio trombotico.


(18 luglio 2020 - ore 15:30) - PV in terapia con Ruxolitinib

Buongiorno, ho 49 anni dal 2004 pv, anemia mediterranea. Milza oltre 20 cm. Dolente. Eseguita BOM ottobre 2019 che conferma pv. Da 8 mesi assumo ruxolitinib, che sembra non funzionare. Ematocrito sempre sopra i 45/48. E'possibile che dopo anni di farmaci io sia resistente a tutte le cure? C'è qualche altro farmaco in sperimentazione? Inoltre, da quando assumo ruxolitinib sono ingrassata.
Grazie per la vostra gentile disponibilità.
(Elena)


Risposta

Buonasera Elena,
è possibile essere resistenti a più linee di terapie anche se nella sua domanda viene citata solo la terapia con Ruxolitinib. Peraltro dai dati che ci ha scritto non è possibile stabilire se si tratta di una vera e propria resistenza al Ruxolitinib.
In ogni caso essendo al di sotto di 60 anni nella PV, se ad alto rischio (ma anche per stabilire questo i dati non sono completi) è possibile effettuare terapia con Interferone. Infatti essendo lei una paziente giovane sarebbe una possibile terapia di II linea.
In alternativa ci sono terapie sperimentali che può eseguire in diversi centri in Italia.
Ad esempio è attivo lo studio LOW-PV, uno studio interventistico randomizzato che valuta il beneficio dell'aggiunta di interferone peghilato alla terapia standard in pazienti affetti da policitemia vera a BASSO rischio: braccio di terapia standard (flebotomia + ASA 100 mg/die) vs braccio sperimentale (interferone alfa peghilato 100 ug ogni 2 sett + flebotomia + ASA 100 mg/die). L'arruolamento è ancora aperto in diversi centri italiani (Firenze, Bergamo, Napoli, San Giovanni Rotondo, Bologna, Udine, Roma, Milano, Monza, Pavia, Varese, Cuneo, Novara, Torino, Bari, Catania, Messina, Palermo, Verona, Padova, Vicenza). Di seguito trova il link del motore di ricerca dei trials clinici in modo da poter consultare i dettagli dello studio e dei centri che arruolano i pazienti (link collegamento esterno)
Per quanto riguarda il problema dell'aumento di peso, purtroppo è un effetto collaterale comune della terapia con Ruxolitnib. Infatti il trattamento con ruxolitinib si associa ad una varietà di modificazioni metaboliche, verosimilmente legate alla riduzione dello stato proinfiammatorio caratteristico delle malattie mieloroliferative croniche. Tra queste manifestazioni, oltre l'aumento di peso, l'ipertrigliceridemia e l'ipercolesterolemia sono relativamente frequenti sebbene generalmente di lieve/moderata entità. Per tale motivo è generalmente consigliato il monitoraggio dell'assetto metabolico nei pazienti trattati con ruxolitinib (trigliceridi, colesterolo, glucosio, peso corpore, ecc.)


(13 luglio 2020 - ore 19:15) - Informazione circa comunicazione di patologia al datore di lavoro

Buona sera ho una mielofibrosi (evoluzione di PV) da diversi anni, ma conduco un'ottima vita. Devo comunicare la patologia al datore di lavoro? Grazie.
(Paola)


Risposta

Buongiorno,
in realtà questa pagina non è quella indicata per richiedere questo tipo di informazioni.
Da quello che so, posso dirle che non ci sono obblighi di comunicazione se la patologia non comporta assenza dal lavoro. Se invece comporta un'assenza deve essere certificata dal medico con invio del certificato all'INPS. La invito però a far riferimento al suo medico curante per informazioni più complete e dettagliate.


(11 luglio 2020 - ore 13:11) - Possibilità terapeutiche contro l’evoluzione a MF/LA nella PV

Allo stato delle conoscenze, esistono farmaci e/o trattamenti in grado di ridurre il rischio di evoluzione della policitemia vera in altre forme peggiori quali mielofibrosi e leucemia? Grazie.
(Tommaso)


Risposta

Buonasera Tommaso,
ad oggi purtroppo non ci sono trattamenti in grado di cambiare la storia naturale della malattia e ridurre il rischio di evoluzione fibrotica o leucemica.
I trattamenti che si mettono in atto nella PV hanno lo scopo di ridurre il rischio trombotico ma non possono prevenire un'eventuale evoluzione.


(11 luglio 2020 - ore 13:01) - Evoluzione a MF

Salve, vorrei sapere cortesemente quali sono i sintomi e le modificazioni negli esami di laboratorio (e dimensioni milza) che possono indicare il sospetto di una possibile evoluzione da PV in mielofibrosi o in mielofibrosi prefibrotica. Grazie.
(Pino)


Risposta

Buonasera Pino, il sospetto di una possibile evoluzione a mielofibrosi si ha quando compare progressiva anemizzazione (previa esclusione di altre cause di anemia), associata a leucocitosi, incremento sostenuto dell'LDH, incremento della splenomegalia o comparsa di milza palpabile.
Nelle forma di mielofibrosi conclamata, oltre ai suddetti segni, si annovera anche la presenza di blastosi periferica.
In caso di sospetto di evoluzione a mielofibrosi, sia nella forma prefibrotica che overt, risulta necessaria l'esecuzione di una valutazione midollare: in modo che il sospetto clinico sia confermato o meno dalla valutazione istologica.


(11 luglio 2020 - ore 9:55) - Sospetta PV: salassoterapia e terapia citoriduttiva

Buongiorno, sono JAK2 positivo, ho 61 anni, ematocrito da 4 anni intorno a 49-50%, piastrine 700.000, emoglobina 17%, GR 5,9 et GB 10. Sono in cura soltanto con Cardioaspirina ma l'ultimo esame del sangue ha dato un livello basso di Eritropoietina (4,07, sotto la soglia di 4,3). Ho avuto per alcune settimane del prurito a febbraio, subito dopo aver fatto una bronchite (l'esito dell'esame sierologico per il Covid ha dato esito negativo). L'ematologo mi ha prescritto una nuova analisi del midollo osseo che farò a settembre (quello che ho fatto 4 anni fa parlava di malattia mieloproliferativa non classificabile: Mielofibrosi prefibrotica oppure di Policitemia in fase pre-policitemica) e mi ha prospettato i salassi o la cura citoriduttiva, dicendomi che il tutto lascerebbe propendere per una policetimia. Vi vorrei chiedere:
1) quali sono gli effetti collaterali dei salassi? Potrei continuare a fare una vita normale?
2) in caso di salassi, quali stili di vita (ad esempio alimentazione o attività fisica) dovrei adottare per affrontarli al meglio?
3) quali criteri si usano per decidere tra i salassi e la terapia citoriduttiva, in un caso come il mio?
4) anche se i valori di GR, emoglobina, ematocrito, etc. sono ormai stabili da alcuni anni senza terapia citoriduttiva, ci potrebbe essere un'evoluzione della malattia?
Vi ringrazio molto per le risposte e il vostro preziosissimo lavoro.
(Lorenzo)


Risposta

Buonasera Lorenzo,
cerco di rispondere in ordine:
1) Nella policitemia vera l'esecuzione di salassi vede come obiettivo il contenimento del valore di ematocrito al disotto del 45%, in quanto è stato dimostrato che mantenere l'ematocrito sotto questo valore è associato a una riduzione del rischio trombotico. I salassi non hanno effetti collaterali importanti generalmente. Una conseguenza in caso di salassi ripetuti è una condizione di carenza di ferro, che nella policitemia vera ha un effetto terapeutico. Infatti il ferro è un elemento essenziale per la formazione dell'emoglobina e quindi per la produzione di globuli rossi che nella policitemia è per definizione molto aumentata; la carenza di ferro ha quindi un effetto frenante sulla eritropoiesi. A volte ciò conduce a una riduzione dei valori di emoglobina nei limiti di una lieve anemia; in questi casi, specialmente in presenza di sintomi, può essere necessario ridurre la frequenza dei salassi, mentre NON c'è indicazione ad assumere ferro (salvo determinati casi) che può determinare un innalzamento dell'ematocrito. Inoltre, il salasso non ha alcuna azione sul numero delle piastrine, che , soprattutto inizialmente possono aumentare in seguito ai salassi.
2) Lo stile di vita da adottare non è in merito alla salassoterapia, ma alla patologia di base. È indicato uno stile di vita sano con limitazione di tutti i fattori di rischio cardiovascolare, come l'ipertensione arteriosa, il fumo, l'obesità, l'ipercolesterolemia/ipertrigliceridemia, il diabete non controllato e la scarsa attività fisica. E’ indicato assumere almeno 2 litri di acqua al giorno per evitare condizioni di emoconcentrazione, soprattutto nei mesi estivi dove le perdite di liquidi sono maggiori.
3) L'algoritmo terapeutico della PV consiglia la terapia con sola aspirina e flebotomie con l'obiettivo di mantenere l'ematocrito < 45% nei pazienti a basso rischio, ovvero di età inferiore a 60 anni e senza eventi trombotici in anamnesi. Nei pazienti di età maggiore di 60 anni o con storia di eventi trombotici è indicata l'aggiunta di una terapia citoriduttiva.
4) Se i valori sono stabili è inverosimile un'evoluzione (che solo il suo ematologo di fiducia può escludere con tutti i suoi dati a disposizione). La terapia citoriduttiva verosimilmente le è stata consigliata per via dell’età > 60 anni: non so poi se ha avuto anche precedenti eventi trombotici. Ad ogni modo prima deve essere confermata la presenza di una policitemia vera e per questo bisogna aspettare la rivalutazione midollare.
Cordiali saluti.


(09 luglio 2020 - ore 11:12) - Interferone alfa 2a e 2b nella TE

Buongiorno,
ho letto dal sito web AIFA che la produzione dell'Interferone 2A e AB è stato sospeso da Febbraio 2020. Perché è stata sospesa la produzione di questo farmaco?
Sono affetta da TE, ho 36 anni, non ho avuto episodi trombotici. Per ora prendo solo la cardioaspirina ma mi hanno proposto la cura con interferone. Visto che hanno sospeso il farmaco posso richiedere un'altro farmaco?
Saluti.


Risposta

Buongiorno,
la comunicazione AIFA a cui Lei fa riferimento riguarda interferone alfa 2a, interferone alfa 2b (Roferon-A e Intron A) e le rispettive forme pegilate PEGilate (Pegasys e PegIntron). La nota suddetta afferma che per le forme di interferone alfa 2a e 2b la fornitura sarà assicurata fino all'ultimo trimestre del 2020, mentre per quanto riguarda le forme peghilate, la produzione dovrebbe cessare entro il 2026.
Recentemente tramite procedura AIFA la terapia con interferone (nella sua forma peghilata) per la trombocitemia essenziale è diventata un'ulteriore opzione terapeutica, anche se, nell'elenco dei farmaci prescrivibili a carico del SSN ai sensi della legge 648/96, solo in caso di pazienti non candidabili ad altri trattamenti disponibili.
Infatti l'interferone, sia nella sua forma peghilata che non, non è un farmaco di prima linea nel trattamento della TE, dove, qualora sia necessaria una terapia citoriduttiva, i farmaci più utilizzati sono l'oncocarbide e l'anagrelide.
Ad ogni modo anche se cessa la produzione di questo tipo di interferone è verosimile che altre case farmaceutiche lo producano e che comunque risulti richiedibile tramite AIFA visto che riguarda diverse aree d'interesse, non solo nel campo ematologico, ma anche infettivologico e oftalmologico.
Per quanto riguarda il motivo per cui sia stata interrotta la produzione deve interrogare la casa farmaceutica di produzione.


(07 luglio 2020 - ore 17:32) - Domanda personalizzata PV

Buonasera, mi rivolgo a loro per il mio problema di PV con diagnosi del 2017. Curata solo con cardioaspirina e salassi all'occorrenza, presento 1 milione di piastrine a dicembre. Progressivamente si riducono fino a 650.000, oggi anche i rossi da 6.100 a 5.800. Bianchi oscillanti tra 18.000 e 20.000. Ematocrito a maggio 45,5 oggi 43.8. Sono spaventata. Non ho mai avvertito sintomi. Milza a gennaio 17,4 cm. Temo evoluzione in mielofibrosi.
(Tiziana)


Risposta

Buonasera signora,
come abbiamo più volte scritto la funzione di questa pagina non è quella di fornire consulenze personalizzate dato che sono il suo ematologo e il suo medico curante ad avere il quadro clinico completo e quindi sono coloro che la possono consigliare meglio.
Peraltro i dati che ci ha riportato sono incompleti e non è possibile stabilire se si è instaurato progressivamente un quadro di anemia, oppure se ci sia stato un aumento della splenomegalia o un innalzamento dell'LDH. L'unica cosa che posso dire è che se si tratta di un quadro con leucocitosi stabile o in aumento, con progressiva anemizzazione, comparsa di forme immature in circolo, aumento dell'LDH e aumento della splenomegalia può essere indicata una valutazione midollare di accertamento. È necessario fare comunque riferimento agli ematologi che l'hanno in cura, in quanto avendo tutti i dati a disposizione e avendo avuto la possibilità di seguirla dall'esordio della malattia, possono condurre un'ottimale diagnosi differenziale e programmare l'iter diagnostico più opportuno.


(07 luglio 2020 - ore 16:03) - PV: sospetta evoluzione da trombocitemia essenziale ed aspettativa di vita

Buongiorno, vi chiedo l'aspettativa di vita per i malati di policitemia; 20 anni fa mi è stata diagnosticata la TE, ora pare che si stia trasformando in policitemia a causa dei valori dei globuli rossi e ematocrito che sono più alti della norma. Ho 50 anni e assumo la cardioaspirina e oncocarbide a causa dei valori alti delle piastrine che sono circa 1 milione. Se è vero che la trombocitemia ha un'aspettativa di vita di circa 33 anni, facendo un calcolo dovrei peggiorare nell'arco di 10 anni oppure meno tenendo conto della trasformazione della malattia?
Grazie infinite.
(Teresa)


Risposta

Buonasera,
l'aspettativa di vita nella PV è di circa 14 anni, 24 nei pazienti minori di 60 anni. La possibilità di trasformazione in forma mielofibrotica o leucemica è un rischio intrinseco di questa patologia, come della TE del resto, ma non avviene necessariamente, quindi non è detto che Lei nell'arco di 10 anni necessariamente peggiori.
Si ricorda che quello che esprimiamo come sopravvivenza deriva da un calcolo, quindi è una media su una popolazione affetta dalla patologia in studio e quindi non è da applicare matematicamente al singolo soggetto.
Ad oggi sappiamo per certo che un corretto stile di vita, con una buona aderenza alla terapia, riduce il rischio di trombosi e di eventi cardiovascolari e quindi impatta positivamente sulla qualità di vita.


(07 luglio 2020 - ore 13:08) - Tamoxifene e novità terapeutiche per la MF

Ho sentito di un nuovo approccio terapeutico alla mielofibrosi con tamoxifene. So che ancora non è in atto alcuna sperimentazione, ma desidero avere un vostro parere. Inoltre desidero sapere qual è lo stato delle novità terapeutiche su mielofibrosi.
(Orazio)


Risposta

Per quanto riguarda l'uso del tamoxifene come opzione terapeutica nella mielofibrosi credo che Lei faccia riferimento all’articolo di Sánchez-Aguilera del 2014 (Sánchez-Aguilera A et al. Cell Stem Cell. 2014;15(6):791-804.), dove hanno dimostrato che, nei topi, questo farmaco è in grado di bloccare lo sviluppo di malattie mieloproliferative JAK2V617F positive. Ad oggi comunque non sono stati condotti studi sperimentali per accertare l'eventuale efficacia del tamoxifene nelle forme mieloproliferative o leucemiche e la sua indicazione terapeutica rimane circoscritta al campo del carcinoma mammario.
Per quanto riguarda le novità terapeutiche in ambito di mielofibrosi al momento sono in corso studi sperimentali con nuovi JAK inibitori, come Momelotinib, Fedratinib e Pacritinib.
Fedratinib (inibitore selettivo di JAK2) inoltre è stato recentemente approvato dall'FDA per la mielofibrosi primaria e secondaria con rischio intermedio 2 o alto rischio.
All'ASH 2019 sono stati presentati i risultati preliminari dello studio che ha visto l'associazione fra Navitoclax e Ruxolitinib per forme di mielofibrosi refrattarie alla terapia con Ruxolitinib: quest'associazione ha mostrato risultati promettenti per quanto riguarda la splenomegalia e il superamento della resistenza a JAK inibitori.
Inoltre è in corso uno studio sperimentale con inibitore della LSD1 (Lisina deacetilasi) in mielofibrosi primarie e secondarie: anche qui sono stati evidenziati risultanti promettenti per quanto riguarda la riduzione della splenomegalia e dei sintomi.
Altri studi sperimentali ad ora in atto riguardano l'associazione di Ruxolitinib con molecole innovative.
Può trovare i dettagli dei vari studi sperimentali a questo link: https://clinicaltrials.gov/ collegamento esterno


(06 luglio 2020 - ore 15:50) - TE: il numero delle piastrine influenza la necessità terapeutica?

Buongiorno dottori, mi rivolgo a voi perché siete il fiore delle malattie mieloploriferative. Un paziente affetto da TE necessita di cura se le piastrine stanno sotto al milione?
Mai avuto problemi (49 anni).


Risposta

Buonasera e grazie della fiducia nei nostri confronti.
Le rispondo dicendole per prima cosa che non è sul numero di piastrine che si basa la scelta della terapia da mettere in atto in caso di trombocitemia essenziale.
Infatti la terapia attuale per la TE ha come indicazione primaria la prevenzione del rischio trombotico e il rischio di trombosi non dipende dal numero di piastrine, ma è stato dimostrato essere correlato maggiormente all'età > 60 anni, al sesso maschile, alla leucocitosi, ai fattori di rischio cardiovascolare e alla presenza di precedenti eventi trombotici in anamnesi.
Il numero di piastrine correla invece con il rischio emorragico, infatti soprattutto in caso di trombocitosi estrema (valori di piastrine > 1.000.000/1.500.000 per mm^3) si può avere la cosiddetta sindrome di Von Willebrand acquisita con aumentato rischio di diatesi emorragica.
Non è possibile rispondere completamente alla sua domanda in quanto l'attuale algoritmo terapeutico si basa sulla suddivisione dei pazienti in quattro principali classi di rischio (secondo lo score Revised IPSET thrombosis). Lo score prende in considerazione l'età > 60 anni, la presenza di precedenti eventi trombotici, la mutazione JAK2 e i fattori di rischio cardiovascolare. In base alla diversa classe di rischio è indicata una diversa terapia che va dalla sola aspirina in monosomministrazione (o anche solo l'osservazione stretta in determinati casi), all'associazione con terapia citoriduttiva e anticoagulante. La scelta ovviamente deve essere calibrata sul tipo di paziente, tenendo in considerazione la sua storia clinica, i fattori di rischio, la terapia farmacologica in atto e le varie comorbilità. Come vede comunque il numero di piastrine non viene tenuto in considerazione nell'algoritmo decisionale.


(05 luglio 2020 - ore 9:20) - TE a basso rischio di recente diagnosi: terapia con oncocarbide/aspirina

Buongiorno Dottori, 51 anni TE CALR2, nessuna patologia precedente. Dopo 6 mesi di cura con Oncocarbite (1 al giorno) e aspirinetta, sono stato chiamato a giugno (causa covid) dall'ospedale Gemelli a cui 4 mesi fa avevo fatto richiesta per una seconda opinione, che dopo avermi rifatto tutti i test milza ingrassata di 3 cm, piastrine 700, dice che sono a basso rischio e devo prendere solo l'aspirina.
Adesso sono combattuto non so quale strada prendere. Grazie.


Risposta

Come indicato più volte nelle nostre risposte, la funzione di questa pagina non è quella di fornire consulenze personalizzate, in quanto è il suo ematologo di riferimento insieme al medico curante che può fornire l'indicazione terapeutica più accurata in quanto ha la possibilità di conoscere la sua storia clinica e di avere tutti i suoi dati a disposizione.
Le posso fornire informazioni solo circa le linee guida generali che vengono seguite.
Dalle informazioni riportate nella domanda il paziente è classificabile secondo l'ultimo score Revised IPSET thrombosis, in una classe di rischio bassa (precisamente come "very low risk") per età <60 anni, presenza della mutazione CALR, solo se sono assenti precedenti episodi trombotici oltre che assenza di mutazione JAK2.
Se i colleghi l'hanno classificato in questa classe, quindi in caso di assenza di episodi trombotici in anamnesi e di mutazione JAK2, l'indicazione terapeutica attuale è per la terapia con Aspirina in monosomministrazione giornaliera.
È da sottolineare il fatto che in caso di estrema trombocitosi (piastrine >1.000.000/1.500.000/mm^3) è indicata la sospensione della terapia antiaggregante per la sindrome di Von Willebrand acquisita, che rappresenta una condizione di aumentato rischio emorragico.
Tenendo in considerazione il suo caso, sempre se assenti episodi trombotici in anamnesi, la terapia citoriduttiva è consigliata nei seguenti casi:
a) Quando l'età è > 60 anni;
b) In caso di trombosi venosa o arteriosa: in questi casi oltre alla citoriduzione è indicata l'aggiunta di una terapia anticoagulante (con o meno l'antiaggregante) in caso di trombosi venosa, mentre doppia somministrazione giornaliera di antiaggregante in caso di trombosi arteriosa.
Le indicazioni sopra riportate non sono da intendere alla lettera in quanto si tratta di un algoritmo terapeutico generale che non deve essere applicato meccanicamente: infatti le scelte terapeutiche sono valutate dall'ematologo di riferimento in base alle più recenti linee guida e in base alla tipologia del paziente, solamente dopo un'attenta valutazione dei suoi fattori di rischio (in particolar modo cardiovascolari), presenza di comorbilità, terapie farmacologiche in atto e dei valori dell'emocromo, per cui non possono essere uguali per tutti i pazienti, ma variano da caso a caso.


(03 luglio 2020 - ore 15:07) - Policitemia Vera in trattamento: sintomatica per brividi, rialzo della temperatura e alterazioni GI

Ho policitemia vera dal 2008, assumo da tanti anni oncocarbide, ora cardirene e lucen, eutirox, e vitamine b12 acido folico perché da qualche anno i globuli rossi sono intorno ai 3 milioni mentre il resto normale tranne le piastrine sulle 700 mila, siccome questa è la seconda estate che puntualmente compaiono brividi alle gambe, a volte ma non sempre febbricola sui 37,3 che nell'arco della giornata può anche scendere, avverto gambe pesante e deboli, non sudo più da quando suda o molto, e evito di uscire per questa sintomatologia, a volte, devo andare in bagno (feci) più volte al giorno e a volte non vado per giorni, mi capita anche per strada di fare un pasticcio, ho anche pressione 90 60, a volte tachicardia. Il cardiologo dice che il cuore è buono, le analisi generali buone no cistite infezione, no sangue occulto e infezioni feci, niente dalle varie ecografie solo milza 152 e linfonodi reattivi collo e ascelle di 10 mm, solo acth e cortisolo risultano molte volte alti acth 262, cortisolo al limite alto, ma ultimamente uscito acth e cortisolo normali, cosa debbo fare per questi brividi e debolezza gambe, a volte febbricola in estate, da che dipende, passo la giornata a letto, perché i globuli rossi bassi?
Mi date un consiglio, ho paura, ldh412, grazie.


Risposta

Buonasera,
come indicato frequentemente nel sito, non vengono rilasciate consulenze personalizzate. Inoltre è difficile fornire una risposta esauriente in quanto i dati riportati nella domanda non sono completi.
Le consiglierei una valutazione con il suo ematologo e il suo medico di famiglia che conoscono la sua storia clinica ed hanno la possibilità di visitarla e di avere tutti i suoi dati a disposizione. Ad esempio il numero dei globuli rossi non è sufficientemente informativo se manca il dato dell'emoglobina, dell'ematocrito, dell'MCV ecc.
Allo stesso modo il rialzo assai modesto di temperatura che descrive deve essere correlato alla clinica per poterlo interpretare correttamente.
I brividi alle gambe, almeno così come vengono descritti nella domanda, non sono tipici della PV per cui le consiglierei di fare una valutazione globale, in quanto i motivi alla base sono molteplici e comprendono anche disturbi metabolici, malattie su base infiammatoria, alterazioni della funzionalità renale, carenze nutrizionali e vitaminiche.
Lo stesso può essere detto anche per le alterazioni del tratto gastrointestinale, non sono caratteristiche della PV e vanno indagate escludendo prima le cause infettive.


(01 luglio 2020 - ore 10:05) - Mielofibrosi secondaria e trapianto di midollo

Buongiorno,
volevo chiedere quali sono le aspettative di vita in seguito ad un trapianto di midollo per Mielofibrosi secondaria. In particolar modo a 5 anni dal trapianto qual è la percentuale di mortalità? Per quale motivo il trapianto per una leucemia primaria a parità di condizioni (età, patologie pregresse) sembrerebbe avere una percentuale di successo maggiore di quello per mielofibrosi?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta.
(Giancarlo)


Risposta

Buonasera Giancarlo,
per rispondere alla domanda bisogna definire meglio il tipo di mielofibrosi. Le attuali linee guida internazionali (Barbui, Tiziano, et al. "Philadelphia chromosome-negative classical myeloproliferative neoplasms: revised management recommendations from European LeukemiaNet." Leukemia, 2018) raccomandano di considerare la procedura trapiantologica in tutti i pazienti con diagnosi di mielofibrosi primaria o secondaria a rischio alto o intermedio-2 secondo i modelli DIPSS e DIPSS-plus e nei pazienti a rischio intermedio-1 con specifici fattori prognostici negativi quali anemia refrattaria e/o trasfusione-dipendente, blasti nel sangue periferico >2%, anomalie cromosomiche o mutazioni genetiche ad alto rischio.
Più recentemente sono stati sviluppati 2 nuovi modelli prognostici (MIPSS70 e MIPSS70-plus) rivolti specificatamente a pazienti in età trapiantologica (uguale o inferiore a 70 anni), che tengono in considerazione anche alcune mutazioni genetiche considerate ad alto rischio e sulla base dei quali sono state proposte delle indicazioni per il trapianto allogenico. E' da considerare che tutti questi modelli prognostici sono stati sviluppati su coorti di pazienti con diagnosi di mielofibrosi primitiva, pur venendo ampiamente utilizzati anche nella valutazione prognostica e nella programmazione terapeutica dei pazienti affetti da mielofibrosi secondaria. Esiste un modello prognostico specifico per le forme secondarie di mielofibrosi chiamato MYSEC-PM che tuttavia non è stato validato nel setting trapiantologico e pertanto non viene generalmente impiegato per valutare l'indicazione al trapianto allogenico.
Recentemente è stato pubblicato un lavoro che è andato a valutare la capacità predittiva del modello MYSEC-PM confrontato con il modello DIPSS in pazienti con mielofibrosi secondaria sottoposti a trapianto allogenico. I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che il modello MYSEC-PM è in grado di predire la sopravvivenza in questa categoria di pazienti in maniera migliore rispetto al modello DIPSS. Più in particolare, per rispondere alla sua domanda, in base a questo studio la sopravvivenza a 4 anni dei pazienti con mielofibrosi varia da un 69% nelle forme a basso rischio a un 22% nelle forme a rischio alto secondo lo score MYSEC-PM.
Infine, per quanto riguarda la differenza in termini di sopravvivenza al trapianto fra i pazienti con mielofibrosi e quelli con leucemia acuta, bisogna ricordare che le ragioni risiedono principalmente nelle diverse caratteristiche biologiche delle due malattie, nella diversa età media dei pazienti che si ammalano (l'età media del trapianto per leucemia acuta è più bassa di quella dei pazienti con mielofibrosi) e di conseguenza nella maggior frequenza di comorbidità (cioè della coesistenza di altre malattie) dei pazienti con mielofibrosi. Inoltre vale la pena precisare, per sottolineare la diversità biologica alla base di queste due patologie, che all'interno delle leucemie si riconoscono forme a basso, intermedio ed alto rischio con diversa prognosi e che la risposta al trapianto e l'aspettativa di vita conseguente è stato dimostrato essere strettamente correlato alla malattia minima residua midollare pre trapianto che influisce notevolmente nella sopravvivenza post trapianto.